DEFIBRILLATORI, LA PROPOSTA DELL’SCV ALL’UNIONE DEI COMUNI DI CENTRO VALLE



Così la realtà associativa introbiese sottopone pubblicamente il proprio progetto che prevede sei postazioni DAE (i defibrillatori semi-automatici) e un corso di rianimazione cardio-polmonare di base ed utilizzo di DAE. Il tutto, a spese dell’SCV. "Questo secondo noi è un passo importante – dichiara il presidente dell’associazione Fulvio TantardiniSCV, TANTARDINI CONFERMATO. E SUBITO <BR>RIVOLGE UN APPELLO AI CANDIDATI SINDACI e un significativo segno che la nostra associazione propone alla Valsassina, in quanto utilizzeremmo le risorse che i cittadini donano tramite il 5 per mille non avendo per questo triennio esigenza di sostituire ambulanze o altri automezzi".

"La nostra presenza – aggiunge Tantardini – non vuole essere soltanto di assistenza passiva in caso di incidenti, malori, trasporti secondari, assistenza manifestazioni ecc., ma anche attiva, fornendo noi le attrezzature e gli istruttori necessari per preparare i cittadini all’utilizzo dei defibrillatori, essendo la nostra associazione composta anche da 5 istruttori certificati 118. Quindi è un ‘pacchetto completo’, completamente gratuito".

C’è di più: "Inviteremmo inoltre ai corsi le associazioni sportive che come di sa ormai saranno obbligate per decreto a fornire le strutture sportive di defibrillatori semiautomatici. I corsi durano 5 ore e noi abbiamo gli istruttori qualificati per farli. Basta una semplice domanda con descrizione del progetto da presentare ad Areu e centrale operativa 118 di Lecco e noi siamo a completa disposizione".

In poche righe, ecco illustrata la proposta del Soccorso Centro Valsassina all’Unione dei Comuni del Centro valle. Obiettivo, la dislocazione dei defibrillatori nei paesi del territorio:

Attivazione corso di rianimazione cardio-polmonare di base ed utilizzo di defibrillatore semi-automatico
I defibrillatori semi-automatici (chiamati in termine tecnico  DAE, Defibrillatori [Semi]Automatici Esterni) servono nel caso di un arresto cardiaco improvviso, evento molto grave ed acuto che può portare a morte una persona se non tempestivamente trattata. Il trattamento è congiunto e consiste nella messa in opera delle prime manovre di rianimazione cardio-polmonare di base e nell’utilizzo di un DAE.
La collocazione di un DAE in un luogo pubblico e la contestuale formazione di persone fanno parte dei  Progetti PAD  (  Public Access Defibrillation  , pubblico accesso alla defibrillazione).
Per rendere funzionale ed efficace la prima risposta all’emergenza anche da parte di un cittadino è indispensabile che il DAE entri in una rete coordinata dal sistema di emergenza 118 e facente capo all’  AREU (Azienda Regionale per l’Emergenza-Urgenza)  , Ente istituzionalmente preposto in Lombardia per il soccorso sanitario in accordo con le normative vigenti.
Per collocare strategicamente un DAE e preparare un numero minimo di persone al suo utilizzo e alle prime manovre di rianimazione è necessario predisporre un  progetto  secondo uno schema di seguito allegato. La richiesta va inoltrata alla Direzione AREU e ai responsabili medico ed infermieristico del 118 provinciale (denominato  AAT, Articolazione Aziendale Territoriale  ) Ogni DAE dovrà essere censito e le persone abilitate dovranno essere inserite in un database regionale
I corsi durano 5 ore circa comprensivi di parte teorica, pratica e di valutazione finale che abilita all’uso del DAE. L’abilitazione è in capo ad AREU.
Si rammenta che nell’acquisizione dei DAE è indispensabile prevedere anche l’acquisto di un DAE-simulatore (trainer) necessario alla formazione.

Il defibrillatore semiautomatico esterno (DAE) se utilizzato nei primissimi minuti dall’evento, ovviamente accompagnato da una rianimazione cardiopolmonare di base (BLS), è l’unico presidio in grado di poter dare una risposta valida alla risoluzione di un arresto cardiaco.

Nei primi 4 minuti di mancanza di ossigeno le cellule del cervello iniziano a soffrire, a 8 minuti iniziano a morire, quindi di vitale importanza un approccio immediato da parte di chi si possa trovare sul posto.

Ogni anno una persona su 1000 muore per arresto cardiaco improvviso. La possibilità di sopravvivenza, senza un intervento tempestivo, diminuisce del 7/10% al minuto, mentre, attivando le procedure di cui sopra la percentuale diminuisce di 3/4% al minuto.

Ciò significa che la persona in arresto avrà il 75% di possibilità di sopravvivere se sarà presente qualcuno addestrato ad usare il DAE, che interverrà tempestivamente, contro il 3% di possibilità se si attenderà l’arrivo dei soccorsi senza fare nulla.

(Allegate le alternative proposte dal fornitore che ha bisogno di sapere il dislocamento delle postazioni per fornirci l’apparecchiatura più adatta al luogo di destinazione del defibrillatore e formulare così l’offerta: un quantitativo tale (6 postazioni) è chiaramente meritevole di una scontistica dedicata). 

Ad ogni modo, mi preme informare che i prezzi variano sensibilmente in base alla disposizione delle colonnine. Mi spiego meglio: 
– la soluzione più economica è quella di posizionare ALL’INTERNO di un edificio pubblico (riscaldato d’inverno e sufficientemente fresco d’estate – e comunque in un punto non esposto alla luce diretta del sole) una teca semplice con pannello descrittivo, NON collegata al telecontrollo del 118. 
– la soluzione più costosa prevede l’installazione in luogo aperto (piazza, centro sportivo…) di una teca termocontrollata e telecontrollata, supportata anche elettricamente mediante posizionamento di totem. 

Nel mezzo ci sono svariate altre possibilità, a seconda delle finalità espresse dal progetto presentato. 

Mi auguro con tutto il cuore che questo progetto vada a buon fine e che serva anche per reperire nuove forze di volontari presso la nostra associazione che soprattutto nelle ore diurne abbiamo fortissime difficoltà nel coprire i turni essendo ormai pochi i "giovani pensionati" e pressochè nulli i giovani che danno disponibilità nelle ore diurne e il sabato e la domenica. Purtroppo al compimento del 70 esimo anno di età non si può più mettere piede sulle ambulanze, nè in emergenza, nè per trasporti secondari o assistenza a manifestazioni!, e i nostri volontari che ora fanno servizio diurno si stanno avvicinando al compimento del 70esimo anno di età e il non ricambio generazionale è allarmante!!! Ricordo che nel 2013 la nostra associazione ha fatto più di 500 servizi come emergenza 118 e circa 2000 come servizio di trasporto sanitario semplice. Il tutto solo ed esclusivamente con personale volontario e nessun dipendente, rispettando le rigidissime leggi regionali sul trasporto sanitario in emergenza e non.

Se dovessimo ricorrere all’assunzione di personale dipendente dal mio punto di vista, lo scopo per cui i soci fondatori nel 1982 hanno fondato l’associazione andrebbe perso e soprattutto le risorse finanziarie che ora sembrano considerevoli in quattro e quattr’otto andrebbero a scomparire con il rischio comunque di avere difficoltà nel coprire i turni e di gestire la convivenza tra dipendenti e volontari. I corsi sono lunghi e impegnativi ma dobbiamo insieme trovare una soluzione per sensibilizzare la popolazione a mettersi in gioco e a dedicare un po’ del tempo libero a questa importante realtà.

Aiutateci a reperire nuovi volontari, altrimenti non riusciremo ancora per molto a mantenere i ritmi di 2500/2600 servizi all’anno e soprattutto a garantire la nostra presenza che dal 1982 è di 24 ore su 24, 365 giorni all’anno.

 

 

 

 




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