SILENZIO. E LA VOGLIA DI CANTARE. I CRODAIOLI DI BEPI DE MARZI A CREMENO



La gente della Valsassina, coristi venuti da ovunque, musicisti e tutti quelli che amano la vita cantata con amore, riempiono quello spazio incorniciato dal legno. I cori sono là, sotto la Croce, nel silenzio e attendono. Il Coro Valsassina di Cremeno, di Alessio Benedetti, e i tanto attesi Crodaioli di De Marzi, venuti da Arzignano (VI). Quando ormai nella valle sono chiuse le rose il concerto ha inizio e, come direbbe il caro Mario Rigoni Stern, "è una sinfonia di canti". La saggezza, l’ironia sottile, la temperanza e la provocazione di Bepi De Marzi ci accompagnano scandendo come un racconto senza interruzione l’intera serata, calandoci nel presente, aprendoci lo sguardo sul passato che dimentichiamo sempre troppo velocemente, ricordandoci l’impegno della fede e la dolcezza che dovremmo ritrovare nelle famiglie, come un tempo nelle case dei montanari.

I Crodaioli sono la tela bianca su cui De Marzi dipinge i suoi colori mentre dirige e intanto c’è spazio tra le note per dire ai giovani di avere coraggio, cantare e non farsi giudicare alle selezioni mondane; racconta dei trascorsi alla scuola alpina con il M° Giuseppe Scaioli, in prima fila con l’amico M° Francesco Sacchi. Il pubblico tace, attento e rapito da quella surreale atmosfera. I cori poi cantano insieme cos’è stata la guerra e intanto invocano la pace, descrivono poeticamente il lavoro della montagna, i fiumi che nascono germogliando dai ghiacciai in pericolo fino ad arrivare alla prima onda del mare, c’è lo stupore di Beniamino, che tornando dalla trincea vede la sua valle, svuotata, e nel suo cuore nasce il canto di "Bènia Calastoria".

C’è un passaggio che colpisce tutti in modo particolare, "La contrà de l’acqua ciara", il canto che dice la montagna abbandonata dai suoi abitanti, che vanno in città per cercare lavoro e diventano montanari senza nome; prima espressa da due solisti de I Crodaioli poi a quattro voci dal Valsassina. Emozionante e sincera. Infine la brillante "Samarcanda", cantata dal Valsassina, un coro che dopo quarantacinque anni di lavoro riesce a mettersi in gioco con brani che lo legano anche a diversi generi musicali.

Cremeno ha accolto un evento che ha fermato il tempo nel cielo, con la profondità e l’intensità culturale che la gente va cercando sempre più ma che è sempre più difficile da trovare, ha fatto vivere al pubblico quel "non luogo" dell’arte, dove la mente, unita alla natura, scrive le frasi della bellezza.

E a concludere il Signore delle Cime, invocato dai cori con i coristi venuti da lontano, in una sola voce d’amore per il canto e nel pensiero chi non canta più qui ma su, nel Paradiso, mentre va, per le montagne del Cielo.


 

 

 




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