EDITORIALE/VI STO DANDO DEI BOCCALONI. E NON È UN PESCE D’APRILE



Da una parte abbiamo registrato il divertimento e la complicità delle due vittime. Dall’altra una vastissima quantità di reazioni. Delle più disparate: divertite, incredule, sbigottite e pure livorose. Comprensibili le preoccupazioni sull’eventualità di ledere l’immagine delle "vittime". Non per nulla ci siamo rivolti a personalità estremamente ironiche e disponibili che, complici, si sono divertite tanto quanto noi.

Meno condivisibili le prese di distanza sul tema da esorcizzare. A frotte si sono alzati rimproveri sulla scelta dell’argomento scomodato, l’avanzata dell’esercito islamico. Sebbene tre mesi fa tutti si dichiarassero Charlie.

Dato da sottolineare, e che ci inorgoglisce, riguarda lo strumento portatore del messaggio/bufala. Che l’informazione trasmessa dai nostri piccoli giornali possa in pochi minuti dalla pubblicazione sconvolgere cittadini di ogni estrazione e preparazione, insieme a professionisti della politica, rende merito al lavoro della nostra redazione, riconosciuta per credibilità e affidabilità.

Non solo. Tempistiche e numeri (tantissime tra letture e reazioni in pochi minuti) dimostrano l’influenza sempre crescente dello strumento web nella diffusione delle informazioni.

Detto ciò, il pesce d’aprile giornalistico si è affermato negli anni come una provocazione verso il ricevente del messaggio. Nel pubblico che fruisce dell’informazione attraverso la mediazione di un organo di stampa.

E i lettori, non tutti ma tanti, di fronte a una notizia tanto sconvolgente si sono rivelati senza difese. D’altronde "lo dice Valsassinanews…". Sui social condivisioni e commenti hanno raggiunto cifre da Esclusiva (quale è stata per noi la piantagione di marijuana nel parcheggio della Meridiana, questa sì cronaca reale).

Un candore inaspettato e preoccupante. Si è avvertita l’assenza di quel filtro attraverso il quale ognuno dovrebbe riconoscere il verosimile dalla realtà. Invece qui il massimo della prudenza è stato un "Non ci credo ma se fosse vero…".
 
Su un fronte l’istituzionalità, tale o presunta, della stampa e dei social network. Sull’altro l’annientamento del senso critico del lettore.
 
Il web è pieno di trappole di questo genere e se i giornali un giorno all’anno si permettono uno strappo alla regola per poi ritornare alla consueta autorevolezza, in rete è primo aprile tutto l’anno. Bufale e fake sono all’ordine del giorno. Senza dilungarsi su complottismi, affermazioni mai pronunciate dalle rock star, notizie senza alcun fondamento ma spacciate per vere…
 
Compito del pesce d’aprile è far si che il lettore si reimpossessi del coltello dalla parte del manico, e ristringa più forte quella presa che nei successivi 364 giorni è destinata ad allentarsi.
 
 




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