L’ENERGIA VERDE CHE FA MALE AI FIUMI: IN PARLAMENTO LA QUESTIONE INCENTIVI



A proposito dell’articolo comparso sul L’Adige del 9 aprile 2015 dal titolo "Il Governo non penalizzi il settore idroelettrico" il senatore trentino Vittorio Fravezzi (Upt) chiede al ministro Federica Guidi di non cambiare i criteri per l’accesso agli incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici.

«Il Governo dovrebbe mantenere gli stessi criteri di priorità nella redazione della graduatoria per l’accesso agli incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici, in particolar modo per gli impianti idroelettrici, previsti dal decreto ministeriale del 6 luglio 2012.Qualora si modificassero tali criteri, si colpirebbe soprattutto la nuova generazione da rinnovabili, che è la via più genuina di utilizzo delle fonti pulite, bloccando un settore che finora ha dimostrato di avere grandi opportunità di crescita anche occupazionale».

Tutte le principali associazioni italiane che si occupano di ambiente e di fiumi, Cai nazionale compreso, e oltre 100 associazioni e comitati locali la pensano diversamente e  hanno presentato a ottobre 2014 un "Appello nazionale per la Salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico" (qui l’Appello integrale) accompagnato da un dossier " L’ energia verde che fa male ai fiumi " (qui il Dossier integrale) che fa il punto sulla situzione italiana dello sfruttamento idroelettrico.
 
Le richieste più urgenti contenute nell’Appello sono per una moratoria delle autorizzazioni e per la revisione del sistema degli incentivi.
 
I sottoscrittori ritengono che sarebbe opportuno, per salvare quel che resta dei nostri corsi d’acqua, togliere gli incentivi subito e proprio a cominciare dai progetti non ancora approvati e iscritti negli elenchi del Gse .
 
Ad oggi in Italia sono attivi 2000 impianti mini-idro di cui 600 autorizzati negli ultimi anni. La loro produzione complessiva è circa 1 millesimo della energia che consumiamo in Italia in un anno e circa 6 millesimi della energia elettrica consumata nel nostro paese.
 
Tolta la foglia di fico della energia rinnovabile, questo rimane un grande affare per pochi a spese della collettività, dall’ambiente e del paesaggio.
 
Questi impianti stanno infatti in piedi solo grazie agli incentivi che noi tutti paghiamo per la cifra di oltre 1 miliardo di euro all’anno nelle bollette soprattutto delle piccole imprese.
 
I 2000 nuovi impianti in istruttoria, quasi tutti mini, cioè sotto il megawatt di potenza, compresi quelli iscritti a registro sia in posizione utile che non utile, tutti assieme produrrebbero un altro millesimo.
 
Poi basta. Resterebbe da grattare solo il fondo del barile, perchè in questi ultimi anni, a seguito della Direttiva energia e degli incentivi che remunerano ogni kwh prodotto 3 volte il valore di mercato, sono state presentate tutte le richieste possibili a partire ovviamente da quelle più interessanti dal punto economico finanziario, quindi in primo luogo impianti con lunghe condotte sui tratti iniziali dei torrenti montani a monte delle grandi derivazioni idroelettriche storiche, in quel residuo 10 per cento dei nostri corsi d’acqua che ancora manteneva caratteristiche di elevata naturalità.
 
Bisogna ricordare che molti di questi impianti iscritti a registro gse sono progetti non ancora autorizzati iscritti con il solo titolo concessorio a derivare l’acqua ( emanato in una fase molto precoce dell’ iter ).
 
Questo proprio in virtù del decreto ministeriale del 6 luglio 2012 che dà ai soli impianti idroelettrici la possibilità di iscrizione ai registri con titolo autorizzatorio o titolo concessorio, che non sono la stessa cosa .
 
Essendo state presentate ad oggi tutte le richieste possibili, il poco che ancora rimane da salvare in Italia si trova tra gli  impianti non ancora autorizzati ancorchè provvisti di questa concessione preliminare .
 
L’Europa ci tiene d’occhio: ricordiamo come  sia in corso la procedura EU PILOT 6011 2014 ENVI ( che porterà sicuramente ad una procedura di infrazione perchè le autorizzazioni finora date e le istruttorie in corso non rispettano  la direttiva Acque nemmeno le direttive Habitat e VIA ).( Nel 2015 si è aggiunta anche una ulteriore procedura EU PILOT 7304 2015 ENVI ).
 
La recente comunicazione della Commissione Europea " Disciplina in materia di aiuti di stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014 2020 ( 2014/C 200/01) " , che indica come gli Stati Membri devono erogare incentivi , proprio nella consapevolezza di questo problema, all’articolo 117 raccomanda che gli incentivi all’idroelettrico rispettino la Direttiva quadro acque, cosa che attualmente in Italia non avviene.
 
E’ evidente che è impossibile per l’Italia rimediare a questi ritardi introducendo nuove regole "in corsa" , mentre si procede ad autorizzare con le vecchie regole i duemila impianti in istruttoria.
 
Se anche si facessero tutti gli sforzi per mettersi tardivamente al passo con quanto richiesto dalle direttive europee, questo sarà inutile se contemporaneamente non si fermano tutte quelle procedure autorizzative che sono andate avanti solo perchè la normativa italiana è inadeguata a tutelare i suoi fiumi.
 
Sarebbe auspicabile quindi che in attesa di recepire correttamente le Direttive acque (Habitat e Via ) si evitasse di incentivare la realizzazione di impianti non conformi alla normativa europea e a quella che l’Italia necessariamente dovrà varare per non peggiorare la già precaria situazione quali quantitativa dei suoi corsi d’acqua.
 
Prevenire è meglio e meno costoso che ripristinare.
 
Inoltre si sta andando ovunque verso una revisione del calcolo del Deflusso Minimo Vitale, verso un deflusso ecologico o Ecoflow che sperabilmente porterà all’obbligo di rilasciare piu acqua nei nostri fiumi e ciò metterà in discussione anche gli ipotizzati rientri economici di questi impianti, insostenibili dal punto di vista ambientale, proprio perchè fanno riferimento a una normativa che dovremo per forza superare in senso migliorativo.
 
Nei prossimi 10 anni anche nolente, l’Italia dovrà seguire altri paesi che già lavorano nella direzione della riqualificazione fluviale es. Francia. Tanto vale cominciare da subito con lo smettere di deteriorare. Ne guadagnerebbero l’ambiente, le nostre bollette (in particolare quelle delle piccole imprese) e ci risparmieremmo di pagare le sanzioni europee.
 
Per conto dei Promotori dell’Appello nazionale per la Salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso sfruttamento idroelettrico
 
 
 
 
 
 
 




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