ALTOPIANO UNITO NELLA COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE



ALTOPIANO VALSASSINESE – Partecipata commemorazione dell’anniversario della vittoria della Grande Guerra nell’anno del centenario dall’inizio del conflitto. Come ormai da tradizione il ricordo dei caduti di tutte le guerre ha unito i paesi dell’Altopiano valsassinese in una composta e sentita celebrazione che partendo da Concenedo e concludendosi a Barzio, ha omaggiato i monumenti di Moggio, Cassina, Cremeno e Maggio.

4 novembre altopiano (30)aPresenti in fascia tricolore i sindaci Graziano Combi di Moggio, Roberto Combi di Cassina, Andrea Ferrari di Barzio, e l’assessore Antonio Arrigoni Neri di Cremeno, al corteo aperto dal corpo musicale “S.Cecilia” di Barzio hanno preso parte le locali sezioni Alpini, Carabinieri, Bersaglieri.

La lettura del bollettino della vittoria promulgato dal generale Diaz nel mezzogiorno del 4 novembre 1918 ha preceduto l’appello dei combattenti caduti per la Patria nelle due guerre mondiali. La banda ha poi intrattenuto autorità e pubblico con un breve concerto nell’assolata piazza Garibaldi.

“Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12. La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cieco slovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita.
La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.
L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.”

 

 

 

 




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