FALLIMENTO GRATTAROLA, QUEI FINANZIAMENTI “SENZA TUTELA” DEL CREDITO VALTELLINESE NELL’INCHIESTA DEL ‘FATTO’



CORTENOVA – Fallita con un buco di quasi due milioni e altri 12 milioni di debiti, sull’ingloriosa fine del mobilificio Grattarola c’è ancora molto da dire. A scavare nei rapporti col sistema bancario è Il Fatto Quotidiano che racconta di finanziamenti “a oltranza e senza tutela” provenienti anche dal Credito Valtellinese, di cui Pierantonio Valsecchi era stato direttore amministrativo prima di prendere la guida, insieme al figlio Marco, del noto marchio mobiliero.

grattarolaNel 2013 il fallimento, e che qualcosa non tornasse è subito balzato all’occhio degli inquirenti tanto che si è già arrivati al rinvio a giudizio dei Valsecchi con l’accusa di bancarotta fraudolenta e frode fiscale.

“Tutto inizia nel 2008 – scrivono Paolo Fior e Gaia Scacciavillani sul quotidiano di Travaglio -, quando la società di cucine di alta gamma viene divisa in due: da un lato gli immobili che fino ad allora avevano garantito i debiti, dall’altro la gestione operativa e i debiti stessi confluiti nella newco Grattarola srl senza più alcuna garanzia. È in quest’ultima che fa il suo ingresso Valsecchi con la sua MSV Holding, forte di quasi 5 milioni di finanziamenti della popolare valtellinese garantiti personalmente dall’ex direttore amministrativo della banca”.

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