BARZIO, IL MAESTRO PARODI ALLA “RASSEGNA ORGANISTICA”: UN INCONTRO PER VIVERE DUE SECOLI DI MUSICA



BARZIO – “Questo non è un concerto, è un incontro”. Così aveva detto Giancarlo Parodi, durante la sua presentazione del programma che avrebbe eseguito, di lì a breve. Forse in questa affermazione abbiamo il senso della serata. Infatti, spesso, in un concerto si crea una sorta di distacco tra colui che esegue la musica e colui che l’ascolta, un distacco che pone esecutore e ascoltatore su due piani diversi. Nel caso dell’incontro invece abbiamo due piani che si compenetrano, sino addirittura, a tratti, a sovrapporsi, in una sorta di scambio. In qualche modo, chi ascolta contribuisce, seppur in maniera diversa, alla costruzione del fenomeno artistico. Il concerto di Giancarlo Parodi ha dato sicuramente questa impressione: chi ascoltava era lì a creare con il suo stesso ascolto il fenomeno musicale. In fondo la musica esiste, è bella e ha senso proprio perché qualcuno l’ascolta!

Parole e musica: un altro modo per denominare la serata. Infatti, il maestro Parodi ha introdotto il suo programma con una spiegazione che non ha descritto solo i brani, ma ha fatto entrare nello spirito della musica stessa. In qualche modo mentre lui parlava si percepiva la vita, lo stile, la sonorità delle epoche musicali che stava descrivendo. Si entrava davvero nella musica. Sino a comprendere che la musica è qualcosa che vive nella bellezza dell’istante. E forse solo in quell’istante ha senso, in quella forma. Senza chiedersi più di tanto come la musica venisse eseguita allora (come è stato anche ribadito): la musica è qui ed ora. E, nello stesso momento, tutti i tempi e i luoghi possibili. Anche questa è la sua bellezza.

Un viaggio che è iniziato, quindi, con le parole, ed è proseguito con la musica. Per due secoli di
musica italiana, da Pasquini sino a Petrali, che ha quasi sfiorato il 1900. In questi secoli la musica ha cambiato stile, forme, denotando sempre qualcosa di speciale, di unico. Così come unica è stata questa esecuzione: Giancarlo Parodi ha segnato, sicuramente, qualcosa di importante nell’esecuzione della musica italiana. Sue sono le riscoperte di diversi brani, ed è sua una ricerca meticolosa relativamente a questo mondo musicale che, sovente, è ignoto soprattutto agli italiani, spesso poco propensi a considerare i tesori musicali che hanno al loro interno, guardando solo all’esterno. La musica italiana, nel tempo, rappresenta invece una grandissima ricchezza, che vive oggi anche grazie a persone come Giancarlo Parodi.

Nelle sue esecuzioni si è potuto apprezzare l’equilibrio sonoro, la capacità di dare voce al bellissimo organo Mascioni di Barzio, di sfruttarne appieno le sue timbriche. Senza però mai eccedere: anche questa è bravura e sensibilità musicale.
Nel suo programma l’Organo è quasi divenuto un tutt’uno con chi lo suonava. L’organo diveniva quell’interfaccia che permetteva all’esecutore di esprimere sé stesso nella maniera più bella possibile. E così è stato.

Il programma è partito dal barocco italiano, con Bernardo Pasquini (1673-1710), in una Toccata dal
sapore antico, e dalla bella e piena sonorità, per proseguire con le intense e lievi ad un tempo sonorità di Alessandro Scarlatti (1660-1725), padre di Domenico. Due brani, di cui il primo è una danza. Parodi stesso dirà che diverse musiche si ispiravano alle danze (in fondo, basti ricordare che le “Suite” barocche sono, di fatto, insiemi di danze).
Con il francescano Giovanni Battista Martini (1706-1784) si percepiscono forti echi di Johann Sebastian Bach. I collegamenti tra questi due artisti, anche se quasi “virtuali”, sono stati sicuramente forti. E lo si è sentito nel bellissimo Offertorio proposto. Come sottolineato dallo stesso Parodi, la sua durata ci fa capire come diversa fosse un tempo la liturgia, rispetto ad oggi.
Poi si cambia pagina: spazio al classicismo, con Gaetano Valeri (1760-1822). Qui, molto forti i sentori mozartiani, in particolare nella seconda delle due sonate proposte. La bravura dell’esecutore, è stata di sfruttare le timbriche organistiche, evidenziando il dialogo tra i tre organi presenti nel Mascioni (organo positivo, grand’organo e organo eco, o espressivo).

Dopo una notevole Pastorale di Giovanni Morandi (1777-1856), dagli effetti contrastanti tra le sue due parti, si passa con decisione a quell’Ottocento di cui comunque in buona parte anche Morandi rientra. In quella musicalità dove l’organo realmente diviene un’orchestra, ma non solo: diviene anche voce: infatti, qui i riferimenti all’Opera sono molto forti.
Lo sono di sicuro per Felice Moretti, noto come Padre Davide da Bergamo (1791-1863), nei due brani presentati: una “Polonaise” e una “Sinfonia”. Qui le movenze rossiniane sono molto forti. In fondo, i due musicisti hanno vissuto nello stesso periodo.
Conclusione con la bella elevazione di Girolamo Barbieri (1808-1871), che è stato per me bello da scoprire, e con una sonata di Vincenzo Antonio Petrali (1830-1889), che esprime anch’egli l’opera, nelle sue sonorità, e sicuramente evidenzia nei suoi lavori le atmosfere del romanticismo.
Bis che ci porta in Austria, con Johann Georg Albrechtsberger (1736-1809), con un Preludio e Fuga sul nome di Bach. Un modo, forse, per chiudere un cerchio, riportando a quella fonte di ispirazione che ha donato alla musica le cose più belle.

Cose belle che sicuramente abbiamo vissuto nella stupenda serata di sabato con Giancarlo Parodi. Grazie ad un grande esecutore che, con la sua presenza, ha dimostrato anche che la giovinezza non è quella anagrafica, ma è data dalla voglia di conoscere e scoprire. La serata, infatti, è stata un’occasione per festeggiare i suoi 80 anni. E la sua voglia di fare musica è ancora quella di un fanciullo.
Un enorme augurio a questo grandissimo musicista, che ha davvero fatto vivere la musica, e ha permesso a tutti di apprezzarla nel migliore dei modi. Perché la musica possa accompagnarlo ancora a lungo.
La Rassegna Organistica grazie anche al suo direttore artistico, Daniele Invernizzi, sa offrire momenti davvero memorabili. E la serata con Giancarlo Parodi l’ha perfettamente dimostrato.

Contributo di Sergio Ragaini

 




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