SUL BUON SAMARITANO LE PRIME PREDICAZIONI DI DON PAOLO INVERNIZZI



ALTOPIANO – Un atteso e festoso ritorno in Altopiano per il neo diacono don Paolo Invernizzi dopo aver ricevuto il diaconato dalle mani dell’arcivescovo di MIlano Mario Delpini. Un fine settimana di predicazioni iniziate sabato a Cremeno e a Moggio, domenica a Pasturo, a Barzio e a Maggio.

La prima predicazione alla messa delle 18:30 celebrata da don Alfredo Comi e dal diacono permanente Fabrizio Valsecchi con l’apporto liturgico di Samuele Brambilla. Quindi il tragitto fino a Moggio per la messa delle 20 celebrata da don Agostino Briccola.

Una calorosa accoglienza è stata quella riservata a don Paolo nella sua Barzio alla messa delle 11:30 celebrata dal parroco della Comunità don Lucio Galbiati e dal vicario per la Pastorale Giovanile don Gianmaria Manzotti con il diacono permanete Fabrizio Valsecchi con una seguente grande festa in suo onore, alla presenza del Corpo Musicale Santa Cecilia dove don Invenizzi suonava il clarinetto e dove, in abito talare, non ha mancato di suonare alcuni brani.

Nella sua prima omelia don Paolo ha spiegato ai fedeli le letture e soprattutto la parabola del buon Samaritano:

“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Ama il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Ecco perché dobbiamo amare il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.” Ha esordito don Paolo. “Ma se uno dicesse di amare Dio a parole e poi non lo amasse con la vita? Oppure pensiamo alle parole di Giovanni: “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”. L’amore per Dio è l’amore per il prossimo e l’amore per il prossimo è l’amore per Dio. Allora possiamo dire: ama il prossimo, il tuo fratello, il tuo amico, il tuo collega, il tuo nemico, eccetera, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

Nel spiegare direttamente la parabola: Arriviamo quindi alla pagina del Vangelo, una pagina splendida sull’amore per il prossimo. E proprio da qui ha origine la parabola raccontata da Gesù: «Chi è il mio prossimo?», chiede il dottore della Legge. E’ un sentiero roccioso impervio, sul costone di un crepaccio, un “sali e scendi” di più di un’ora sotto il sole cocente, senza uno straccio di ombra. Non è amore che con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze si spende. Potremmo allora chiederci: ma noi, siamo più simili al sacerdote ed al levita o al buon samaritano? Prima di essere il levita o il samaritano, noi siamo quel tale che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Noi siamo quegli uomini e quelle donne che sono stati percossi dalle difficoltà della vita, feriti dalla sofferenza e sono caduti nelle mani di quel brigante che è il peccato, il nostro e quello degli altri. Per noi è arrivato il Buon Samaritano, Gesù, lui che solo è buono, lui che ha compassione di noi, ci fascia le ferite, ci solleva, ci libera dal peccato e ci riempie del suo perdono. Rivestiti di Lui, siamo figli, e con lui potremo dire, ogni sera e ogni mattino, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze: “Padre nostro”. Queste sono le parole che mentre ci fanno sentire sempre bisognosi dell’amore di un Padre con la “P” maiuscola, ci spingono con la forza dello Spirito di Gesù ad amare a nostra volta Lui e i nostri fratelli.







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