DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA V DOMENICA DOPO L’EPIFANIA



C’è una parola che emerge dalle letture proposte dalla Liturgia in questa domenica: l’universalità della chiamata di Dio verso tutti i popoli ad entrare nel suo Regno.

Viene subito in mente la recente visita di papa Francesco negli Emirati Arabi per dare inizio a processi di pace: è certo un modo di come si concretizza oggi questa chiamata di Dio verso tutti i popoli ad entrare nel suo Regno che è certamente anche un Regno di pace.

Oggi il Vangelo ci presenta la figura molto bella del centurione:

  • è un romano, un pagano, non un ebreo
  • è umanissimo: vuole bene al suo servo

è umile davanti a Gesù: “non sono degno”

  • è fiducioso: “ma dì solo una parola”

E Gesù, che è attento a questa persona, non è frettoloso o superficiale, ascoltandolo si meraviglia e ne loda la fede.

Da questo fatto è Gesù stesso che trae un insegnamento riguardo all’universalità della chiamata a partecipare al Regno di Dio: esso è per tutti, non solo per i discendenti di Abramo perché appartenenti al popolo ebreo.

Se a noi piace questa apertura universale a tutti i popoli, è però drammatica la possibile esclusione dei figli.

Nel nostro tempo questa pagina ci si presenta come molto attuale per la figura del centurione e per l’insegnamento che Gesù ne trae.

Capita a volte di vedere, in persone non cristiane, una fede umile e fiduciosa che nasce dalla compassione, mentre noi ci troviamo sempre più nel grande mare dell’indifferenza: verso il prossimo e verso Dio.

Eppure, se Gesù è venuto ad annunciare il Regno di Dio agli uomini ci deve pur essere nel cuore dell’uomo un desiderio, magari ignoto, di questo Regno fatto di giustizia, di libertà, di amore, di pace, di comunione.

Nella storia semplice e comune di tante persone mosse da sentimenti buoni e da gesti di servizio e di amore, possiamo cogliere come i germogli di questo Regno, anche se non c’è ancora un riconoscimento esplicito di Gesù.

Guardiamo con benevolenza, prendiamo esempio, incoraggiamo, accompagniamo con la preghiera questi cammini e abbiamo fiducia.

Ricordiamo i passi compiuti del centurione nella loro successione: compassione, umiltà, fiducia in Gesù.

1a conclusione:

Senza compassione e umiltà non può esserci vera fede e fiducia.

2a conclusione:

La fede che Gesù ci addita ad esempio muove il primo passo dalla compassione e si esprime con umiltà.


Don Gabriele

vicario parrocchiale

 

 

 

 




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