DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA QUINTA SETTIMANA DOPO PENTECOSTE



La domanda posta a Gesù e la sua stessa risposta ci ricordano che la nostra vita non è affidata al caso per terminare nel nulla, ma ha una destinazione precisa: Gesù la chiama Regno di Dio e ci fa intendere, attraverso l’immagine del banchetto, che esso è essenzialmente comunione con Dio.

Portiamo anche noi questa domanda nel cuore e non soltanto per curiosità, ma anche per affetto verso coloro per i quali pensiamo: si salveranno?

E’ un sentimento in sé buono, anche se bisognoso di essere purificato dal credere noi giusti e già salvi, dalla presunzione di poter giudicare gli altri e da una concezione legalistica della vita cristiana.

E’ particolarmente questo aspetto che ci è ricordato nel Vangelo con parole che ci interrogano nel profondo:
come è possibile aver mangiato e bevuto in sua presenza (pensiamo alla comunione nelle nostre Messe) ed aver ascoltato la sua parola e poi sentirsi dire “non ti conosco”, “non so di dove siete”?

È grande il rischio di non essere riconosciuti dal Signore soprattutto se si crede di essere a posto perché osserviamo qualche comandamento, o perché andiamo a Messa o recitiamo qualche preghiera.

Dio non guarda e giudica secondo i nostri schemi:
• non gli basta che celebriamo l’Eucaristia, ci chiede con che cuore la celebriamo;
• non gli basta che facciamo qualche gesto di carità – peraltro solitamente insufficienti a operare la giustizia -, ci chiede con che cuore li compiamo.

Dice ancora Gesù: “Verranno da oriente e occidente e siederanno a mensa nel Regno di Dio”: come a dire che la misericordia di Dio è offerta a tutti.

Certo ci fa paura il “voi cacciati fuori”, ma riconosciamo la giustizia di Dio nell’accogliere chi è fuori dai nostri schemi ma vicino allo spirito di Dio.

Ci doni il Signore la capacità di dire con verità: “Signore, è giusto che tu accolga lui prima di me”: sarebbe qui la nostra salvezza.

Quell’uomo aveva chiesto “sono pochi quelli che si salvano?”

Gesù non risponde a questa domanda, ma nelle sue parole ci invita a volgere questa domanda a noi stessi (“cercate di entrare nella porta stretta”) lasciando poi il giudizio finale alla giustizia e misericordia di Dio capace di scrutare l’intimo segreto di ogni cuore.


Don Gabriele
vicario parrocchiale

 




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