DIARIO DALLA ‘QUARANTENA’: SUONI DIMENTICATI E GESTI DA RICORDARE



Dopo quasi due mesi rinchiusi in casa, oggi prima di mezzogiorno il suono del campanello ha sorpreso tutti quanti. Quel suono cosi familiare in tempi normali è diventato una rarità durante il Coronavirus: nemmeno i corrieri lo suonano più, urlano sotto la finestra il cognome oppure lasciano il pacco appoggiato alla porta.

La scena messa in moto da quel suono è da incorniciare e mettere in sala vicino al camino, in ricordo di questo periodo buio. Io che cerco disperatamente una mascherina da indossare per aprire “in sicurezza”, i cani che guardano da lontano verso la porta chiedendosi cosa sarà quel rumore, mia moglie più indietro col grembiule che guarda fisso la porta senza parlare e mio figlio che esce da camera sua cercando di capire chi potrebbe essere a suonare.

Non sembra vero, ma quest’emergenza ci sta massacrando da tutti punti di vista, compreso quello psicologico. Dall’altro lato della porta c’era un volontario del Comune che ci consegnava le nostre mascherine insieme ad una lettera del sindaco Artusi.

Due erano artigianali, fatte a mano da alcuni volontari residenti a Primaluna, la terza era una mascherina chirurgica monouso. Un bel gesto, anzi, un bellissimo gesto da apprezzare e applaudire in un momento nel quale si ha paura perfino di aprire una porta e non si riconosce più il suono del campanello, che ci auguriamo possa tornare ad essere suonato più volte al giorno in futuro.

Fer

 

 




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