DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA 2ª DOMENICA DOPO PENTECOSTE



“Avete inteso che fu detto…. ma io vi dico”: il Vangelo di oggi inizia con questa parole di Gesù che subito ci mettono di fronte a qualcosa di nuovo rispetto alla legge del passato. Questa pagina è la conclusione di un ampio discorso di Gesù nel quale sono evidenziate diverse regole di comportamento, tutte sovvertite da questo “ma io vi dico”. E’ sì un Vangelo di precetti morali, ma soprattutto ce ne è ricordata la sorgente: “siate perfetti come il Padre vostro celeste”, “perché siate figli del Padre vostro che è nei cieli”. E’ di assoluta importanza partire da qui:

1- anzitutto per non cadere nel volontarismo, mentre anche il comprendere i comandamenti di Dio e il saperli vivere è grazia che ci è comunicata guardando con gli occhi del cuore il Padre e Gesù;

2- e poi perché solo la bontà del Padre e di Gesù può giustificare un comandamento come l’amore per i nemici e darci la forza di viverlo un po’. Se guardiamo la realtà, gli uomini con i loro comportamenti solo attraverso la cronaca dei giornali, non possiamo capire questa Vangelo; dobbiamo saper entrare nel cuore di Dio e considerare il suo amore per tutti, buoni e cattivi. Con la cronaca dei giornali e il nostro senso della giustizia arriveremo al più ad essere educati salutando chi ci saluta e amando quello che ci amano.

Ma la morale cristiana è oltre questa misura: “non fanno così anche i pagani?” Invece, quanto è facile cadere in questo equivoco! Se non entriamo nel cuore di Dio, il suo comandamento di amare perfino i nemici (mentre noi fatichiamo ad amare i fratelli!) ci apparirà come cosa insensata, stolta, buonismo che non produce ravvedimento ma che favorisce l’approfittarsi di questa bontà.

Eppure il metodo messo in pratica da Dio è questo. Se vogliamo metterci in cammino come Gesù ci chiede, senza sostituzioni neppure sacramentali (ci si confessa e ci si comunica ma non si perdona), il primo passo lo possiamo compiere nella vita personale, dove paghiamo in prima persona, per superare un torto ricevuto o semplicemente una antipatia. Se qualche volta abbiamo provato a vivere questa parola di Gesù, possiamo riconoscere come questo è un cammino anche di vera libertà e di gioia.


Don Gabriele
vicario parrocchiale

 

 

 

 

 




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