NELLA STORIA DELLA VALLE: 1886, IL RECORD DA BIANDINO AL PIZZO E RITORNO DEL BERTARELLI E DEL “FOLAT”



INTROBIO – In questi tempi, si parla molto della Valbiandino, sia per il turismo di massa, sia per i trasferimenti in jeep da Introbio fino alla Bocca. La nostra “macchina del tempo” ci porta ora lontano negli anni, grazie a un articolo del Corriere della Sera del 25 settembre 1886 intitolato Alpinista a grande velocità“.

Si tratta del racconto di una “scommessa sportiva” tra Luigi Vittorio Bertarelli e alcuni amici: Bertarelli infatti affermò che avrebbe percorso tutta la via di Biandino fino alla cima del Pizzo dei Tre Signori (andata e ritorno) in due ore e 35 minuti.

Ai tempi, la media di percorrenza del tratto era di tre ore e mezza (anche quattro) nella sola ascensione – con un dislivello di 964 metri.

Per controllare la correttezza della sfida, diverse persone si piazzarono sia in Biandino sia sulla cima del Pizzo e i testimoni constatarono che il Bertarelli col suo compagno di corsa, la guida Giuseppe Rigamonti detto Folat, compi l’ascensione in un’ora e 15 minuti e la discesa, dopo soltanto tre minuti di sosta, in appena 37 minuti. In pratica, il “runner” fece tutto il percorso in un’ora e 55 minuti con quaranta minuti di margine sul tempo che si era prefissato.

Il suo record fece felici gli scommettitori ma anche la popolazione valsassinese, che salutò in massa l’arrivo a Introbio dei due, portando in trionfo il Folat

“Si parla già di fare consigliere comunale Giuseppe Rigamonti e in attesa della sua decisione si fanno tutte le sere dei brindisi di congratulazioni”, racconta il Corriere

Il Bertarelli, appena tornato da Biandino, offrì come rivincita ai perdenti la partenza immediata per Milano a piedi, dicendo di poter percorrere la distanza di 75 chilometri con la velocità media di 6 chilometri orari, comprese le fermate. Ma non trovò chi lo assecondò.

Per la cronaca Bertarelli e il Folat, allenandosi la settimana precedente alla scommessa, avevano compiuto la discesa da Biandino a Introbio in soli 49 minuti. 

“La distanza è di quasi 8 chilometri ma il dislivello è di 1.000 metri precisi – spiegarono al Corriere -. Il sentiero in molti tratti è così malagevole da obbligare ad una andatura lentissima, che bisogna compensare sul resto del percorso con una velocità altrettanto maggiore”.

F. M. 

 




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