COVID, STORIE DI SOCCORSO NEL PERIODO DELLA PAURA. 1/LA MOGLIE ‘VEGGENTE’



INTROBIO – Ai volontari di soccorso, persone normali che regalano il loro tempo all’emergenza, capitano spesso episodi indelebili, umanità non cancellabile che resta per sempre addosso.

Nei giorni peggiori della pandemia il loro contributo è stato tra quelli fondamentali. Bardati di tutto punto, con delicati e complicati rituali di sicurezza da rifare a ogni paziente trasportato, sono stati testimoni di tragedie nelle famiglie.

Perché loro entrando nelle case non vedevano solo il paziente, ma anche i legami spezzati.

IL SOTTILE INTUITO DI UNA MOGLIE

Le donne si sa hanno antenne affinate nella cura delle persone, specialmente quelle che amano. In questa storia senza buon fine, è una moglie a percepire tutto.

I volontari del Soccorso Centro Valsassina arrivano allertati dalla centrale per una caduta al suolo, un guaio che spesso si rivela sanabile, magari con pazienza e nel tempo.

A loro la donna disperata spiega le varie patologie del marito, scoppiando in lacrime: “Non ce la faccio più, è un continuo andirivieni dall’ospedale” si sfoga. Poi succede l’imprevedibile. Lo racconta una volontaria.

Eravamo intenti ad immobilizzare il paziente per il trasporto quando la signora affermò decisa «Io vengo con voi! »
Per le disposizioni anti-COVID non ci era permesso trasportare familiari in ambulanza. Ma lei non sembrava voler cedere: «Chiamo mio figlio e mi faccio portare da lui» ci disse.

«Va benissimo» le risposi e le spiegai che non era, però, consentito l’accesso dei parenti in Pronto Soccorso e che quindi avrebbe dovuto aspettare purtroppo all’esterno.
Ormai rassegnata, la donna rispose «Sì sì lo so, ma almeno lo vedo nel breve tragitto dell’ambulanza», come se avesse paura di non poterlo rivedere più.

Di solito, una volta lasciato il paziente in PS, ci si ferma nel parcheggio adiacente per sanificare l’ambulanza e per liberarci dei presidi di sicurezza con attenzione, tanta,  a non contaminarci e a non contaminare i nostri compagni.

La signora era lì che ci aspettava, voleva parlare con noi e si è trattenuta almeno un quarto d’ora. Ringraziandoci, si sfogò e pianse ancora ed ancora.
Non voleva separarsi da noi, quasi fossimo l’unico collegamento che le restava col marito. Era chiaro il legittimo desiderio di fermare il tempo, di serrare il passo al destino.

Eravamo lì per una caduta, ma lei sentiva e percepiva oltre.
Alcuni giorni dopo seppi che a causa dell’insorgenza di altre problematiche  il signore era morto.  Arrivai, allora, alla triste conclusione che l’avevamo accompagnato nel suo ultimo viaggio.

La moglie senza saperlo, in realtà lo aveva capito.  Nel suo intimo, l’amore e una vita insieme avevano colto il tutto“.

Il soccorso volontario è importante per la nostra Valle. In questa fase di straordinario consumo di materiale: tute usa e getta, visiere, mascherine ffp2 e ffp3, guanti doppi, calzari, gel ecc., destinare il 5 per mille della dichiarazione dei redditi al SCV risulta, perciò, particolarmente utile e anche un bel segno d’incoraggiamento.

N. A.

 

 

 




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