BP E SHELL: I COLOSSI BRITANNICI DEL PETROLIO COLPITI DA UNA FORTE CRISI



Quando si parla di BP e Shell, si fa riferimento a due tra i più importanti colossi al mondo per quanto riguarda il settore petrolifero. Ebbene, se per un secolo non hanno fatto altro che rappresentare l’imperialismo britannico, ecco che adesso sono stati obbligati ad applicare delle misure forti per contrastare la crisi. E, nel momento in cui parliamo di misure forti, si tratta di un’operazione di licenziamento che ha coinvolto qualcosa come 19 mila dipendenti. Una situazione che, chiaramente, deve essere valutata con grande attenzione anche da chi ha intenzione di fare qualche investimento sfruttando una delle tante piattaforme online, dato che il prezzo petrolio, negli ultimi tempi, è stato oggetto di numerosi punti interrogativi.

British Petroleum, una crisi annunciata

Direttamente nel cuore di Londra si trova la sede, storica e anche molto famosa, della Bp: quasi come se fosse uno scherzo di qualche buontempone, sulla struttura è apparsi la scritta “vendesi” che ha lasciato tanti addetti ai lavori decisamente senza parole. Eppure, la situazione non è frutto di una catastrofe improvvisa, quanto piuttosto di un vero e proprio mix tra i provvedimenti dei vari governi per ridurre il più possibile gli effetti dell’inquinamento sul clima e i tremendi effetti della crisi, con le conseguenti misure restrittive necessariamente intraprese, legati all’emergenza sanitaria da Coronavirus.

Ora, in piena seconda ondata, è arrivato l’annuncio della compagnia petrolifera, che non potrà far altro che ricorrere ad un licenziamento di massa. Saranno ben 10 mila gli impiegati che verranno centrati da questo provvedimento, su 65 mila complessivi. Si tratta della prima multinazionale, in ordine di tempo, tra le varie Blue Chip che fanno parte della Borsa di Londra, a dover cambiare aria e sede per via della crisi internazionale.

La prima mossa della Bp era rappresentata dalla scelta di dimezzare la capitalizzazione di mercato, che è passata da 90 miliardi di euro ai 43 miliardi attuali, con una perdita di 10 miliardi di euro solamente nel periodo che va da agosto a oggi.

Bp, di conseguenza, ha dovuto inevitabilmente piazzare il cartello vendesi sulla sua sede londinese, che abbonderà il quartiere più ricco ed esclusivo della capitale inglese. Ed è un segnale negativo anche per tutto il comparto immobiliare, anche perché vien difficile immaginare qualcuno che, in questo momento, possa avere interesse ad acquistare un simile e sfarzoso palazzo, che presenta un cartellino da ben 300 milioni di sterline.

Anche Shell non se la passa meglio

Spostandosi leggermente più a sud, cambiando sponda del Tamigi, ecco che c’è un’altra sede storica londinese che sta tirando le cuoia. Stiamo parlando di Shell, una delle più importanti compagnie petrolifere in tutto il mondo, che in Italia è stata protagonista poche settimane fa di un bel gesto, con la consegna di 70 mila mascherine consegnate alla protezione civile di Viggiano, in provincia di Potenza. In questo caso, non esistono rischi concreti di apporre alcun cartello con la scritta vendesi su questo grattacielo, ma anche questo colosso degli idrocarburi sta affrontando un momento tremendamente difficile.

Anche in questo caso, il ridimensionamento è particolarmente evidente. Infatti, sono ben 9mila le persone che verranno licenziate. Il motivo? La trama è identica, visto che il passaggio verso fonti rinnovabili più pulite, con la sempre maggiore diffusione delle auto elettriche, mixata con la crisi legata al Covid-19, stanno mettendo in ginocchio pure Shell.

Non era mai successo, in 110 anni di storia, che si verificasse uno scenario così drammatico, eppure bisogna fare i conti con una certezza, ovvero che il ventunesimo secolo è quello dell’energia verde. Ed è chiaro che questi due colossi legati agli idrocarburi stanno trovando tantissime difficoltà ad affrontare un declino annunciato, con l’unica opzione di tagliare i lavoratori con l’intento solamente di attutire una caduta. Basti pensare come, sul mercato inglese, nell’azienda Bp lavorano ben 6500 persone, di cui 2mila perderanno il posto di lavoro, circa il 30%. Complessivamente, le due compagnie hanno previsto un taglio di oltre 19 mila lavoratori.




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