DON GABRIELE COMMENTA LE LETTURE: PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA



Oggi il Vangelo ci presenta Simone, il fariseo, che aveva invitato a pranzo Gesù: non sembrava un tranello per coglierlo in fallo, forse desiderava solo conoscerlo meglio, vedere se era davvero un profeta. Ed ecco che entra una donna piangendo: il Vangelo ci fa capire che non ne poteva più della sua vita di peccato.

I gesti che compie verso Gesù ci fanno immaginare molto bene come il suo desiderio fosse Gesù, la sua bontà, la speranza di poter iniziare da Lui una vita nuova.

Davanti a quella scena il fariseo pensò: “Se costui fosse un profeta saprebbe che tipo di donna è quella”; e Gesù, di rimando, come a dire che lui conosceva bene non solo quella donna ma anche lui, Simone, prima gli rivolge una domanda sul condono di un debito, poi lo rimprovera per la sua fredda accoglienza e difende quella donna perdonandole i suoi peccati: “Le sono perdonati i suoi molti peccati perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”.

Come corrispondono bene queste parole di Gesù, non facili da comprendere, non solo alla vicenda del Vangelo, ma anche alla nostra esperienza personale!

Come è vero che se qualche volta ci siamo rivolti a Gesù piangendo perché avevamo sulla coscienza il peso di un grosso peccato, ne abbiamo provato riconoscenza per il perdono ricevuto; mentre invece, quando erano solo piccole mancanze, non ne abbiamo provato un grande dolore né una grande riconoscenza per quel perdono.

Per un male commesso, come fare a chiedere perdono a Gesù non in modo generico, ma perchè lo si ama?

Sono due le strade:

o quella di questa donna: quando la gravità del peccato commesso, di cui sentiamo il peso, ce lo fa sentire come mancanza di amore verso Gesù, e ci fa desiderare una vita nuova come la intravvediamo in Lui.  Non c’è nulla che non possa essere perdonato se c’è vera umiltà e sincerità nel chiedere perdono

oppure la delicatezza dell’amore verso Gesù o le persone offese, che ci fa sentire grande il dispiacere per averli in qualche modo offesi, e desiderare la riparazione e il perdono.
Un missionario pregava così: “Ti chiedo perdono, ma senza una lacrima”: c’è tanto riconoscimento della propria pochezza e amore sincero in questa preghiera.

In Simone c’era rispetto della legge e giudizio severo verso la donna; nella donna c’erano peccato, ma anche pianto e amore.

Per questa sua disposizione del cuore ha potuto accogliere il perdono di Gesù.


Don Gabriele


Vicario Parrocchiale

 

 

 

 




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