STOP ALLO SCI, LE REAZIONI. DECISIONE ‘ALL’ULTIMO’ PER LA CRISI DI GOVERNO, LA LEGA SI FARÀ GARANTE PER LA MONTAGNA?



MILANO – La decisione di tenere fermi gli impianti di risalita adottata dal Ministro della Salute Roberto Speranza a dodici ore dalla loro riapertura ha lasciato a molti l’amaro in bocca. Inevitabile che la prima reazione sia quella dell’assessore lombardo alla Montagna Massimo Sertori il quale rivela che “il Cts aveva a disposizione i dati da martedì, salvo poi riunirsi solo sabato”.


“Ci sono due cose che il ministro Speranza deve fare – prosegue Sertori –, chiedere scusa alle migliaia di operatori turistici e ai cittadini per questa incredibile vicenda e, soprattutto, indennizzare immediatamente gli uni e gli altri che si sono fidati delle loro decisioni. È arrivato il momento di rivedere questo sistema dei ‘semafori settimanali’: una richiesta formale che facciamo al nuovo Governo”.

In Valsassina a farne le spese più di altri è l’indotto legato ai Piani di Bobbio “Non nascondiamo – commentano dal Comune di Barzio – la delusione per i tempi e i modi della notizia. La montagna, i suoi abitanti e i suoi imprenditori meritano più considerazione e rispetto”.

“Non si può comunicare la decisione di chiudere gli impianti da sci dodici ore prima della apertura – si sfoga sui social il sindaco di Casargo Antonio Pasquini -. È un totale mancanza di rispetto per chi nonostante tutto investe, fatica, suda, programma, ci crede, paga F24 per far si che questo paese non vada in default. Non tutti vivono di stipendio fisso, di pensioni o di reddito di cittadinanza”.

Sulle tempistiche della decisione – spiegano dal Ministero – ha inciso la crisi di Governo e la formazione della squadra di Mario Draghi. Roberto Speranza infatti fino a venerdì sera era un ministro dimissionario, ha giurato sabato mattina e solo dopo la cerimonia al Quirinale si è potuta riprendere l’attività, tra cui appunto le carte del Cts che eccepivano sulla riapertura dello sci amatoriale.

Dai banchi del Governo parlano anche i leghisti Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) e Massimo Garavaglia (Turismo): “Non è solo questione di cifre: non è detto nemmeno che bastino i 4,5 miliardi richiesti quando la stagione non era ancora compromessa, probabilmente ne serviranno di più, a maggior ragione se ci sono altri stop. Gli indennizzi per la montagna devono avere la priorità assoluta, quando si reca un danno, il danno va indennizzato; già subito nel prossimo decreto”.

C.C.

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