ADDIO A FLAVIO SELVA, PER LUI LA VALSASSINA NON ERA SOLO “DI ADOZIONE”



MILANO – Se n’è andato all’età di 81 anni Flavio Selva, residente a Cinisello Balsamo ma con un cuore ben piantato da decenni in mezzo alla nostra Valle. Suo padre Achille era di Cortabbio, così come tutti i nonni e bisnonni.

Si è spento dopo una breve malattia un uomo di grandissimo valore, dalle mille sfaccettature; personaggio eclettico, dagli interessi culturali vastissimi. Già fondatore dell’associazione “Amici della Torre di Primaluna” di cui fu presidente e animatore, esperto di botanica e appassionato  della fauna, tra i suoi tanti skill anche la conoscenza dei funghi – tanto che gli era stato affidato lo specifico servizio di consulenza della Ats (in pratica era lui a riconoscere quelli buoni dai cattivi e nocivi, tra quelli portati a Bellano da raccoglitori incerti.

La sua famiglia aveva acquistato prima della Seconda Guerra Mondiale la grande villa dei Torriani nel centro di Primaluna, proprio davanti alla chiesa parrocchiale. Selva, che nel 2012 aveva perso a causa di un incidente stradale la moglie Pina – altra persona straordinaria e molto apprezzata in Centro Valle – lascia 4 figli, cinque adorati nipoti e ancora Flora e una nutrita schiera di gatti.

Chi lo ha conosciuto lo piange, anche se come hanno subito commentato i figli “Flavio è andato in montagna, dove ha raggiunto la sua amata Pina e adesso si tengono per mano”.

VN


NOTE EDITORIALI

Chi scrive ha avuto la fortuna e il piacere di poter conoscere Flavio Selva, ancor più l’onore di una amicizia tanto rara e preziosa quanto purtroppo tardiva.

Era un colosso della vita e per questo fa male averlo visto andar via così, in poche settimane.

A noi aveva aperto le porte di casa e della sua sterminata conoscenza, elargita senza mai il sussiego né quel senso di superiorità tipico dei saggi ma sconosciuto a Flavio – che pure, dall’alto della sua immensa cultura e appunto saggezza, si sarebbe potuto permettere.

La Valsassina perde oggi una persona che davvero “ne sapeva” più di tanti, quasi tutti i valsassinesi. Una figura di altri tempi eppure modernissima, un uomo appassionato e capace di grandi slanci ma sempre moderato nell’eloquio. In buona sostanza, quel che si dice a volte esagerando, “un grande”.
Lui lo era davvero.
Per questo ci mancherà però, rispettando il suo spirito, non vi è tristezza ma solo il desiderio – una volta portate le sue ceneri nella cappella di famiglia al cimitero di Primaluna – di ricordarlo con allegria, levando un bicchiere di buon vino alla memoria del grande Flavio Selva.

S. T.

La Valsassina perde un suo grande innamorato che aiutato da ottima memoria ne era diventato la wikipedia vivente.

Un legame emotivo che andava oltre il filo dei ricordi di episodi personali. Flavio Selva possedeva la curiosità dell’amore profondo. Un affetto che osserva, cercando di conoscere. E che poi con questi elementi onora e celebra. Di pietre, fiori, funghi piante, animali autoctoni conosceva il nome scientifico, i luoghi tipici, le note storiche.
Incontravi un fiore che non conoscevi, gli mandavi la foto e subito arrivava la nota che descriveva quello che avevi appena visto.

Per la Valsassina e Primaluna affiancato dalla dinamica e altrettanto appassionata moglie Pina aveva fondato l’associazione gli Amici della Torre, alimentati dal desiderio di stimolare e setacciare la conoscenza del territorio. 

Apparentemente taciturno, Flavio aveva timidezza del diversificato sapere posseduto. E pudore per il proprio mondo interiore. Prima di aprirsi sembrava attendere il permesso dell’interlocutore. Quando poi gli sembrava fosse arrivato il suo turno, esprimeva con naturalezza e senza enfasi una riflessione, un ricordo, una delle sue vaste e coltissime nozioni.
Ed era qualcosa che ampliava lo sguardo e lasciava più ricchi.

Rispettava gli altri e dove poteva con l’aiuto dei figli soccorreva materialmente e sempre in silenzio.
Credeva nella libertà di ciascuno e quasi sacralmente la rispettava.


Flavio si percepiva come l’uomo della strada, la persona comune che aveva conosciuto le avversità e la povertà in guerra, anche se dignitosamente protette da una casa storica che fu dei Torriani. 
Esperienze dure che lo avevano reso rigoroso con se stesso, semplice nei modi e nelle abitudini.

Per gli amici, tanti a suonare alla sua porta soprattutto a Primaluna, c’era sempre un bicchiere di vino sulla tavola e a volte polenta, costine e fritto preparati da lui per tutta la sua unitissima famiglia e per chi voleva partecipare.

Flavio Selva è morto a Milano, perché in realtà quella era la sua città. Aveva vissuto l’infanzia qui a causa della seconda guerra mondiale che aveva separato il padre oltre la linea del conflitto. È in quella occasione che la madre toscana venne a Primaluna con lui e le sue sorelle tra cui una gemella, perché questa era la terra di origine di papà Selva.

È mancato in casa circondato dai suoi figli e dai nipoti, dopo fulminante malattia, ma fino all’ultimo era rimasto a Primaluna tra le sue letture: i libri e le riviste.
E stava già preparando l’orto.

N. A.

 

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