DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA TERZA DOMENICA DOPO PASQUA



Il Vangelo di questa domenica ci riporta a prima della sua morte, quando Gesù disse ai suoi discepoli “ancora per poco sono con voi”. C’è da capire come il cuore dei discepoli fosse turbato a questa parole, e Gesù se ne rende conto.

Da tanto tempo sono con Lui, ma ancora non l’hanno capito fino in fondo: hanno bisogno di essere confermati nella fede.

E Gesù li invita ad avere fede in Dio ed anche in Lui.

Nel Vangelo di oggi Gesù ci si presenta come colui che ci precede presso il Padre, dove va a preparare un posto anche per noi.

In tutta la sua vita, già a partire dalle sue prime parole dette a Maria e a Giuseppe quando lo ritrovarono nel tempio, il Padre è sempre stato al vertice delle intenzioni di Gesù: “Mio cibo è fare la volontà del Padre mio”.

E se qualche volta dirà di essere venuto per noi, sarà perché questa è la medesima volontà del Padre.

Anche noi, come gli apostoli, siamo fermi alla persona di Gesù; anche noi, come gli apostoli, abbiamo bisogno che ci mostri il Padre.

E Gesù dice anche a noi: “Chi vede me, vede il Padre”.

Guardiamo dunque a Gesù per conoscere quel Padre che non vediamo, ma che è il termine del nostro cammino e al quale Gesù ci conduce: egli dice: “Io sono la via”.

Secondo una bellissima immagine della Liturgia, Gesù è la mano che il Padre tende a noi peccatori, ma è anche la mano che ci riconduce al Padre: Egli è per noi la Via: accoglierlo e seguirlo è camminare verso il Padre che lo ha mandato.

“Io sono la verità”: ma quale verità?

Non una verità materiale, ma come quella di un bambino che, dormendo sulla spalla della sua mamma, inconsapevolmente riposa su una verità assolutamente più importante per lui: l’amore della sua mamma.

Gesù è, nella sua persona, l’amore del Padre per noi: in questa verità egli ci invita a rimanere.

Dice infine Gesù: “Io sono la vita”.

Non è la vita intesa come durata; è piuttosto la ragione che sostiene la fatica del vivere o che ne custodisce le gioie.

E’ la forza che non fa scansare la fatica o il dolore, ma che li attraversa e37 ci sostiene; che sa gioire per le cose semplici, vere e limpide della vita, senza dover vincere la noia con una delle innumerevoli droghe che ci sono proposte: il benessere, il successo, il divertimento, l’evasione.

Filippo chiede a Gesù: “Mostraci il Padre e ci basta”.

Quel “ci basta” esprime come il Padre sia il termine del cammino della vita vista alla luce della fede.

Verso quel Padre Gesù ci accompagna, perché la nostra vita affaticata trovi in Lui quella pienezza di amore e di gioia che cerchiamo.


Don Gabriele

Vicario Parrocchiale

 

 

 

 




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