DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA SETTIMA DOMENICA DI PASQUA



Oggi il Vangelo ci riporta la preghiera di Gesù al Padre per noi, nell’ultima cena: non ci sarebbe bisogno di commentarla, ma piuttosto di saperla ricevere su di noi come la terra riarsa riceve la pioggia. Per rendercene più consapevoli, raccogliamo tre pensieri.

Anzitutto traspare in questa preghiera la radicale avversione del mondo verso Gesù: “essi non sono del mondo, come io non sono del mondo: custodiscili dal maligno”.

C’è anche un accenno alla tragica fine di Giuda che, dopo il suo tradimento, non seppe affidarsi alla misericordia di Gesù come invece seppe fare Pietro dopo il suo rinnegamento.

L’amore del Signore è sempre più grande del nostro peccato.

Gesù chiede al Padre: “Custodiscili nel tuo nome; consacrali nella verità, la tua parola è verità”.

Potremmo dire: come la vita di Gesù è stata tutta vissuta nell’obbedienza al Padre, la stessa cosa Gesù chiede che sia così anche per noi.

La consacrazione al Padre deve concretizzarsi nella nostra vita compiendo in tutto la sua volontà.

Immaginiamo per quanti uomini d’oggi questo linguaggio sia un linguaggio servile; dice Gesù: “perché non hanno conosciuto né il Padre, né me”.

E’ invece una parola di verità sul valore e sul destino della nostra vita, e quindi di come viverla.

Una parola che giunge a noi attraverso la persona di Gesù: non solo dalle sue labbra, ma dal suo sacrificio e risurrezione, che ci dicono l’amore e la verità di Dio verso di noi.

Infine, Gesù chiede anche per noi la pienezza della sua gioia.

Sentiamo radicato in noi il desiderio di una vita felice e, in contrasto con esso, il pensiero della nostra morte.

Le parole di saluto di Gesù agli apostoli: “Vado a prepararvi un posto, perché dove sono io voglio che siate anche voi” ci fanno pensare ai nostri morti non come a delle persone care irrimediabilmente perdute, ma come a dei viventi accanto al Signore dove un giorno giungeremo anche noi.

Con questa speranza possiamo vivere bene il presente, affidati da Gesù al Padre; e non vinti dal pensiero della morte perché, sia pure dolorosa, è il passaggio che ci introduce nella comunione di amore e di gioia con Dio.


Don Gabriele

Vicario parrocchiale

 

 

 

 




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