‘AUTOSTRADA’ DI BARZIO BOCCIATA DA WWF E LEGAMBIENTE: “VECCHIE LOGICHE ANNI ’70, CONDANNATI AL TURISMO MORDI E FUGGI”



BARZIO – Contro la maxi opera approvata ad agosto dalla giunta barziese prendono la parola le associazioni ambientaliste bocciando senza appello l’idea di una nuova strada di collegamento tra la SP64 e la funivia dei Piani di Bobbio e i due parcheggi annessi.

Wwf e Legambiente mostrano preoccupazione per i danni ai terreni e all’area naturale che verrà compromessa e invitano a ripensare un turismo che non sia più mordi e fuggi ma che punti alla qualità, ricordando che proprio a Barzio appartiene il record del 75% di unità abitative non occupate.

Ecco in forma integrale la nota firmata da Lello Bonelli e Laura Todde.

Barzio: vecchie logiche urbanistiche per nuove strade e nuove case. L’ambiente e la qualità della vita in valle pagheranno un pesante prezzo.

Nel bel mezzo dell’estate ferragostana il sindaco di Barzio approva un progetto stravolgente ripescando una idea vecchia più di 15 anni. Il paese di Barzio non progredisce così con l’innovazione ma regredisce pericolosamente alle vecchie logiche degli anni 70, ancorate alla mobilità con auto privata, all’edilizia speculativa ed al turismo di massa a spese del paesaggio e della qualità della vita della valle.

Se il tentativo dell’Amministrazione Comunale vuole essere quello di rilanciare le vocazioni turistiche del paese, anche a favore della stazione sciistica dei Piani di Bobbio, attraverso la delocalizzazione dei flussi di traffico e il potenziamento delle aree di posteggio con oltre 500 nuovi posti auto, crediamo invece che gli effetti di questa scelta saranno quelli di costringere ancor di più la località a dover accettare supinamente un ulteriore soffocamento generato dal turismo di giornata.

Secondo vecchie logiche di sviluppo urbanistico si vuole così denaturare ulteriormente il territorio occupando e attraversando gran parte degli ultimi spazi non edificati dell’altipiano che rappresentano oggi l’unica traccia della vera identità della comunità locale.

Il prezzo di questa scelta sarà altissimo: perdita di suolo agricolo, perdita di aree boscate, perdita di senso di appartenenza della comunità residente al proprio luogo, perdita di qualità della vita (più traffico, più inquinamento dell’aria, più costi collettivi per la gestione dei servizi quali la raccolta dei rifiuti, la manutenzione delle nuove infrastrutture).

Basta elencare quali sono le tipologie dei terreni che verranno definitivamente sacrificate e compromesse dal nuovo tracciato stradale e dai nuovi posteggi per capire la portata delle trasformazioni che Barzio e la sua comunità rischiano di dover pagare. Verranno occupate aree che nel PGT comunale risultano classificate: Ambiti paesaggistici di interesse per la continuità della rete verde; Ambiti destinati all’attività agricola di interesse strategico; Paesaggio agrario di interesse storico culturale provinciale; Ambiti naturali boschivi; Rete ecologica provinciale; Reticolo idrico minore tutti di assoluta valenza paesaggistica e culturale.

Oggi non è più giustificato uno sviluppo urbanistico che sia impostato solo su contenuti esclusivamente quantitativi, ovvero più strade, più posteggi, più abitazioni per seconde case, poiché nel caso specifico le conseguenze dirette di queste scelte saranno quelle rendere il paese di Barzio schiavo di una domanda turistica feroce, che virerà sempre di più verso un basso valore qualitativo, una domanda che non guarderà più alla bellezza del paesaggio e della montagna ma alla capienza del posteggio.

Turismo di qualità, in contrapposizione a quello di giornata, è il turismo legato a soggiorni in strutture alberghiere, a prodotti di interesse che spaziano in una pluralità di attività (sportive, culturali, gastronomiche, legate al benessere…). Progetti come quello appena approvato non vanno certo nella direzione di migliorare la qualità dell’offerta del soggiorno ma rischiamo invece di amplificare un fenomeno orami conclamato di turismo mordi e fuggi, con deleterie ripercussioni non solo su Barzio ma su tutta la Valsassina, traslocando gli effetti delle congestioni da traffico anche oltre i confini comunali, portando i picchi più intensi in tutti i punti critici della viabilità che collega il comune di Barzio con il territorio provinciale (SP62, nuova LeccoBallabio, raccordi con SS36, svincoli del ponte Manzoni).

E quando si arriverà a nuova saturazione della capienza creata, tutto inaspettatamente potrà crollare per impossibilità nella gestione in continuità dei servizi e dei flussi, lasciando, come successo in altre realtà delle stazioni sciistiche alpine, monumenti e opere divenute sovradimensionate o, peggio, abbandonate a causa dello spostamento della domanda turistica in altre località sciistiche più attrattive.

Nemmeno la domanda edilizia giustifica questo progetto se consideriamo che Barzio ha il più alto rapporto tra numero di abitazioni e numero di abitanti residenti (oltre il 75% delle unità abitative non è occupato) e che nell’ultimo lustro (2016-2020) la popolazione residente è calata del 6%. Forse è questo un segnale del peggioramento delle condizioni di vivibilità del paese?

Non si può infine trascurare l’importante modificazione delle condizioni climatiche che prevedono nell’arco di un ventennio una drastica riduzione delle precipitazioni a carattere nevoso sulle fasce prealpine a sud delle Alpi, proprio alle quote comprese tra i 1300 e i 1800 metri. In un tempo inferiore ad una generazione umana lo scenario climatico sarà (ormai non ha più senso dire “potrà essere”) completamente stravolto, lasciando letteralmente sul terreno opere non più funzionali agli scopi per cui erano state pensate.

Occorre dare spazio a nuove logiche di sviluppo che puntino alla riduzione del traffico veicolare privato, alla sua limitazione nelle aree abitate e nei centri urbani, sostituendolo con la mobilità collettiva, con offerte turistiche che prediligano il soggiorno a medio termine, pensate in concertazione con il tessuto locale degli imprenditori della ricettività, magari dando ad essi più opportunità per uno sviluppo turistico che non sia pensato solo ed esclusivamente in funzione della stagione sciistica, perché la montagna si può e si deve vivere in tutte le stagioni.

Chiediamo quindi al sindaco un deciso ripensamento ed un netto cambio di rotta nella pianificazione urbanistica del paese di Barzio.

Associazione Wwf Lecco
Il Presidente Lello Bonelli

Circolo Legambiente Lecco
Il Presidente Laura Todde

 

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