ARTAVAGGIO: “LE BUGIE DEL SINDACO E LE DORATE PALANCHE DI PANTALONE”



Caro Direttore, mi permetto di chiamarla così perché seguo Valsassinanews da quando portavo i calzoni corti e scorrazzavo tra i Piani di Bobbio e Artavaggio con i miei genitori che mi hanno inculcato il rispetto per l’Ambiente e per il paesaggio nel quale viviamo e nel quale vivranno i nostri figli e senza retorica alcuna la penso ancora così. Proprio per questo mi rattrista invece constatare che altri miei simili, per lo più amministratori e residenti sull’Altopiano, preferiscono vedere la natura dei luoghi del cuore non solo del sottoscritto come una fonte di reddito per pochi a scapito del diritto di tutti di poter fruire di questo patrimonio comune ingiustamente sfruttato. Con espressione aulica e fintamente tranquillizzante, per il popolo bue, la chiamano “valorizzazione della montagna e promozione del turismo” ma in realtà trattasi di uno stravolgimento del cosiddetto “piano campagna” per adattarlo alle esigenze dello sci di discesa anche se alle basse quota nevica poco o nulla.

In questi giorni, complice un piccolo incidente domestico, sono rimasto parecchio tempo a casa e ho avuto la possibilità di leggere e rileggere e anche condividere pienamente quanto il noto scrittore e blogger bergamasco, Luca Rota, ci ha detto in risposta al sindaco di Moggio, nel contesto del dibattito seguito alla serata del 10 marzo scorso in sala Ticozzi a Lecco, organizzata per confrontarsi sul futuro del Turismo e lo sviluppo della montagna.

È stato affermato che in Artavaggio se non nevica non ci va praticamente nessuno ma molto probabilmente quel sindaco stava parlando di un altro luogo e non dei Piani di Artavaggio che frequento in ogni stagione dell’anno, prediligendo per l’accesso il sentiero degli Stradini che collegano i Piani con il comprensorio di Bobbio che pure conosco. Assicuro chi legge di non aver, anch’io, mai avuto le traveggole e confermo che di gente ce n’è sempre a godersi il sole e i prati d’estate oppure a ciaspolare d’inverno o anche solo a fare foto e passeggiare con la famiglia o la “morosa” al seguito. Sono infatti fra quelli che gli è capitato di mangiare il panino portato da casa perché in quei “deserti Piani di Artavaggio” non avevo trovato posto nei rifugi, proprio come è capitato allo stesso Luca Rota.

Non si possono affermare pubblicamente certe amenità e su queste incerte basi sostenere che servono altri impianti e seggiovie che sono già stati smontati per inutilizzo proprio in questa ben conosciuta località.

Fortunatamente fra gli intervenuti c’era anche Antonio Pasquini, primo cittadino di Casargo, che ha illustrato cosa in alternativa lui stia facendo in Alta Valsassina, bagnando il naso ai colleghi dell’Altopiano che pur essendo presenti in sala in significativa delegazione non hanno saputo replicare se non confermando di voler puntare su modelli ancestrali e unanimemente ritenuti decotti e anche controproducenti per la conservazione dell’ambiente montano e certamente non utili alle esigenze del turismo e dell’escursionismo moderno. Come dimostrato anche dal dibattito lecchese di alternative ne esistono a iosa, basta aver voglia di “sbattersi” senza pretendere che a finanziare i propri comodi sogni “imprenditoriali” siano sempre e solo i soldi pubblici, per intenderci quelli che escono dalle tasche dei contribuenti.

Concludo la mia riflessione prendendo ancora una volta spunto da quanto ha sostenuto Luca Rota: voglio infatti ricordare come semplice cittadino, a chi intende insistere in certe operazioni, che oltre ai facili ma non infiniti contributi pubblici esiste lo strumento del “Project financing” che può sostenere economicamente operazioni fra pubblico e privato, consentendo alle casse pubbliche di non distrarre fondi preziosi su altri delicati fronti del bilancio regionale ma anche di dare maggiore soddisfazione ai cosiddetti “soggetti economici portatori di interesse” che non possono certo pretendere di essere gli unici a guadagnaci, utilizzando soltanto le dorate palanche scucite dal lavoro e dal sudore dei concittadini.

Anche in Valsassina, in futuro, non è giusto che a pagare sia sempre e solo Pantalone!

Lettera firmata

 

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