Erano così diversi i loro modi di porsi nelle scelte politiche che stupisce il loro solido accordo nel porsi contro Gesù. A loro interessava screditarlo in ogni modo agli occhi di tutti. I farisei politicamente si impegnavano nella opposizione al potere romano, gli erodiani invece più propensi a una collaborazione con le autorità dell’impero. Ora sono uniti contro Gesù.
Si presentano con parole di lode esagerate per nascondere la loro determinata ostilità e poi pongono questa domanda: “E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?”. Gesù con grande furbizia non risponde loro direttamente. Chiede loro di poter osservare una moneta del tributo. Lui non l’ha con se. Loro si. Poi pone loro una domanda. È bello questo modo di fare di Gesù. Vuole aiutarli ad essere loro stessi coinvolti profondamente e personalmente nella questione posta. Cerca di svegliare la loro coscienza e di coinvolgerli con tutta la loro libertà e responsabilità.
E poi la frase: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. È una frase che per noi è diventata quasi uno slogan che ci permette di fare ciò che Gesù non intendeva ma che ci fa molto comodo. Con questa frase intendiamo dire che ci sono due ambiti della nostra vita distinti, autonomi nei confronti dei quali ci possiamo muovere seguendo criteri che non devono essere necessariamente in armonia tra loro, anzi possono essere anche contrastanti tra loro. Sono l’ambito della politica e quello dello Spirito. E così ci è permesso di distinguere in noi il credente e il cittadino. Ma Gesù forse intendeva altro.
“Rendete a Cesare quello che è di Cesare”. Ciò che spetta all’autorità politica, le va reso. Ma che cosa appartiene all’autorità? La cura della città e della vita dell’uomo in tutti gli intrecci possibili delle relazioni, la preoccupazione di garantire ordine, legalità, giustizia per tutti. Deve essere resa all’autorità politica la possibilità e la responsabilità di agire per il bene comune. E l’autorità politica può esigere dal cittadino ciò che le serve per questo. Anche allora i cittadini avevano a che fare con questioni di tangenti, corruzioni, illegalità e vivevano, quindi, la necessità di avere a che fare con uomini e donne che davvero si preoccupassero del bene comune e non dei propri interessi. Il discepolo di Gesù è chiamato a condividere responsabilmente la dedizione dell’autorità al bene comune.
“Rendete a Dio ciò che è di Dio”. Ma che cosa è di Dio? Di Dio è la persona umana. Immagine di Dio, secondo il libro della Genesi, è ogni uomo, ogni donna, fatti a immagine di Dio. Non è di Cesare l’immagine di Dio ma può esserlo ogni uomo e donna. Gesù chiede che ogni uomo e ogni donna siano onorati, rispettati, custoditi, difesi, aiutati ad essere veri, gioiosi, belli, liberi. Perché così fa Dio. I discepoli devono “rendere” a Dio la loro capacità di onorare tutti, in modo particolare chi non è onorato nella vita, di difendere tutti, di custodire tutti e di far fiorire la vita di tutti. Devono rendere a Dio il loro impegno a fare politica perseguendo proprio questo.
Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI . Concenedo










