L’INTERVISTA: DON BRUNO, PARROCO DELLA GIOIA DA 10 ANNI IN ALTA VALLE

ALTA VALSASSINA – Da dieci anni alla guida dell’Unità Pastorale dell’Alta Valle, che comprende le comunità di Margno, Crandola e Casargo, don Bruno Maggioni è molto più di un parroco: è una presenza viva e riconoscibile, capace di unire fede, entusiasmo e vicinanza concreta alla gente. Originario di Montevecchia, classe 1957, don Bruno è conosciuto anche fuori dal territorio lecchese per il suo stile pastorale coinvolgente e fuori dagli schemi. Soprannominato affettuosamente “il parroco della gioia”, ha saputo in questi anni costruire legami forti con la popolazione, portando una ventata di allegria nelle celebrazioni e nella vita comunitaria.

A caratterizzare il suo ministero è soprattutto l’uso della musica: don Bruno non ha mai nascosto la sua passione per il canto, spesso inserito nelle liturgie e negli eventi parrocchiali come strumento di comunione e partecipazione. Celebre la sua versione di “Mamma Maria” cantata durante alcuni matrimoni, diventata virale sui social e simbolo del suo modo diretto e gioioso di parlare di Dio.
Ma dietro l’immagine del “prete canterino” c’è un sacerdote attento, profondamente radicato nella realtà del territorio. In questi dieci anni, ha promosso numerose iniziative pastorali e sociali, tra cui manifestazioni dedicate alla sensibilizzazione sull’autismo, come “Illumina di blu il cielo della Valsassina”, coinvolgendo attivamente famiglie e giovani.

La sua notorietà è cresciuta anche a livello nazionale, grazie a partecipazioni televisive su Rai e Mediaset, dove ha portato la sua testimonianza di fede con naturalezza e autenticità, diventando un volto amato anche dal grande pubblico.

Dopo dieci anni di presenza in Alta Valsassina, don Bruno continua a essere per molti un punto di riferimento spirituale e umano, capace di rendere il messaggio del Vangelo vicino, comprensibile e, soprattutto, vissuto con il sorriso.

Don Bruno, quali emozioni ha provato al suo arrivo in Alta Valsassina nel 2015?
Non conoscevo la Valsassina, se non per qualche rara occasione; ringrazio don Brunello che, appena arrivato, mi ha portato a Giumello, lasciandomi solo qualche istante e poi riportandomi con il cuore e gli occhi colmi di stupore e gratitudine a Dio per le bellezze del creato e a lui per la fraterna accoglienza.

Come ha vissuto l’ingresso ufficiale nell’Unità Pastorale di Casargo, Crandola, Indovero e Vegno?
Piuttosto impegnativo il carico pastorale, soprattutto per essermi subito sobbarcato l’impegno di servire lietamente ogni realtà affidatami a pari energie e con lo stesso sforzo per ciascuna, anche le più piccole.

Cosa ha significato per lei essere definito “il parroco della gioia”?
Mi è connaturale sorridere sempre e procurare gioia e serenità a coloro che incontro. Forse ho una calamita per attrarre situazioni e occasioni esilaranti, motivo per fare ridere e saper ridere di me. Non umiltà, ma temperamento.

Quali sono stati i momenti più significativi di questi dieci anni di servizio pastorale?
10 anni intensi per le relazioni intrecciate con tutti. Al mattino presto incontro quasi quotidianamente gli studenti che si recano a scuola a Lecco. Li conosco tutti e tutti sono importanti per me. Poi la scuola alberghiera, altra palestra per esercitarmi nell’ascolto e nell’attenzione di ragazzi che volentieri si rivolgono a un prete adulto a loro gratuita disposizione. Gli ammalati che ogni mese ricevono Gesù Eucarestia. Il confronto con gli altri sacerdoti del decanato e i collaboratori laici, che mi aiutano ad affrontare fatiche e problematiche. I bambini che incontro per i sacramenti e seguo nell’età evolutiva. Le risorse che nella quotidianità sono occasione di annuncio e permettono di farmi sentire pastore e guida per le anime, non solo di questo ovile ma di un gregge ampio e numeroso.

Come è cambiata la sua comunità dal suo arrivo?
Non trovo cambiamenti significativi, in quanto rispetto le tradizioni che con il mio stile porto avanti e caldeggio.

Cosa significa per lei celebrare questo decimo anniversario al servizio della sua comunità?
Ogni giorno ringrazio e prego per aver ascoltato la chiamata di Gesù a essere discepolo di un vangelo che mi affascina e appassiona nella mia vita. Rimando al fascicoletto preparato per i 40 anni di sacerdozio, che renderò disponibile al più presto.

G.P.