VALSASSINA – Stamattina in redazione mi è stato chiesto di scegliere i cinque articoli che, dal punto di vista cronistico, mi hanno colpito di più nel raccontare questo 2025 così denso di notizie – in Valsassina ma non solo. Una richiesta semplice solo in apparenza: ogni articolo, ogni fatto, ogni voce ha un peso proprio. L’informazione, dopotutto, è la chiave che permette ai cittadini di capire ciò che accade nella società.
Eppure, se dovessi davvero tracciare un recap dell’anno, partirei da qui.
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1. Colico: il conflitto politico che ha segnato l’anno
Il primo punto non può che essere il lungo e acceso confronto politico-amministrativo a Colico. Due schieramenti contrapposti, due visioni diverse del futuro del paese: da una parte la spinta verso il referendum, dall’altra la volontà di cambiare provincia. Una vicenda che ha occupato tavoli istituzionali, acceso dibattiti e mostrato quanto la politica locale possa essere concreta, divisiva e profondamente sentita.
2. La mondanità valsassinese: identità, comunità, appartenenza
Il secondo punto è la vita sociale della Valsassina. Un anno ricco di eventi, feste, tradizioni che hanno restituito al territorio il suo volto più autentico: rustico, comunitario, vivo. L’ho raccontato spesso e l’ho vissuto altrettanto spesso, insieme a molti di voi. Dalle feste di paese alla Mostra della Capra Orobica, che ha dato a Casargo un’identità forte e alla valle una risonanza che va oltre i confini locali.
3. Introbio: consigli comunali che non lasciano indifferenti
Terzo punto: Introbio. I suoi consigli comunali sono stati tra i più partecipati e intensi dell’intera Valsassina. Sedute accese, mai banali, politicamente tese. Ogni frase pesata, ogni intenzione analizzata, ogni decisione seguita con attenzione dai cittadini. Un esempio concreto di quanto la vita amministrativa possa ancora coinvolgere e mobilitare una comunità.
4. Lo sport che attraversa la valle
Il quarto punto è dedicato allo sport, che nel 2025 ha attraversato la Valsassina come un filo rosso. Il passaggio del Giro d’Italia, il Giir di Mont, le tante manifestazioni che hanno portato appassionati e curiosi nei paesi della valle. Momenti di festa, di fatica, di partecipazione collettiva.
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5. La cronaca dura: ciò che non vorremmo raccontare, ma dobbiamo
Infine, la parte più difficile: la cronaca nera e sociale. Atti vandalici, ritrovamenti di droga, lettere anonime su temi sensibili come la caccia, il lupo, la gestione comunitaria. Sono notizie che non si vorrebbero mai scrivere, ma che fanno parte della realtà e dunque del nostro dovere di informare.
Una riflessione personale sul mestiere
Da cronista posso dirlo con sincerità: la Valsassina, come il lago, quest’anno è stata tutto tranne che “semplice”. Ma è stata appagante. Ricca. Viva. Ed è proprio vivendo un anno così che sento il bisogno di aggiungere una considerazione personale. Essere giornalista – essere cronista – significa stare in prima linea, senza protezioni. È un mestiere diretto, complesso, che ti mette davanti alla realtà così com’è, non come vorresti che fosse.
Ti dà un senso di responsabilità enorme: raccontare ciò che accade, anche quando è scomodo, anche quando ti espone, anche quando qualcuno preferirebbe che tacessi. È un ruolo spesso criticato, a volte persino odiato, in una società che tende sempre più a guardare solo se stessa. Eppure proprio per questo è fondamentale. Perché qualcuno deve continuare a osservare, ascoltare, spiegare, collegare. Qualcuno deve prendersi la responsabilità di raccontare.
Guardando al 2026
Con il nuovo anno già in movimento, con progetti, eventi e sfide all’orizzonte, so che il 2026 sarà ancora una volta tutto da raccontare e da leggere. Ci saranno nuovi scontri politici, perché la dialettica amministrativa non si ferma mai. Tanti progetti oggi in fase di svolgimento arriveranno finalmente a compimento – penso, per esempio, all’Iperal e ad altre opere che cambieranno il volto dei nostri paesi. E tutto continuerà a evolversi, perché la società non resta mai ferma: cresce, si trasforma, si confronta, si divide, si ricompone. Il nostro compito, come cronisti, sarà ancora una volta quello di esserci. Di osservare, capire e raccontare.
Christopher Anelli Manzoni








