VILLA MIGLIAVACCA/VIAGGIO NEL LIBERTY STORIA, CONTAMINAZIONI, SORPRESE…

INTROBIO – Nel salone consiliare di Villa Migliavacca, questo pomeriggio, la presentazione dedicata alle ville Liberty del territorio lecchese si è trasformata in una vera lezione di storia dell’architettura.

Gianfranco Scotti, affiancato dalle fotografie di Gianni Peverelli (entrambi in copertina), ha guidato il pubblico attraverso un percorso che va ben oltre il semplice catalogo di edifici: un racconto fatto di contaminazioni, speranze progettuali, stili che si sovrappongono e architetti che hanno lasciato tracce spesso ignorate.

Scotti ha ricordato come già nel 1982 si fosse tentato un lavoro sistematico sulle ville d’epoca, un progetto che non si era mai pienamente realizzato anche per la difficoltà di trovare sponsor. Tra i nomi evocati, quello dei Quadrio Curzio, famiglia legata alle terme di Bormio e ad altre strutture termali italiane, a testimonianza di un periodo in cui l’architettura era anche impresa e visione.

Le origini del Liberty e le sue molte definizioni
Il relatore ha ripercorso la nascita del Liberty, ricordando che il termine deriva dal negozio londinese della famiglia Liberty, specializzato in oggetti orientali, arredi e soprammobili. Da lì l’idea di uno stile “libero”, rivoluzionario, svincolato dai modelli accademici. In Spagna è conosciuto come stilo moderno, in Francia come secession, in Italia anche come floreale: definizioni diverse che riflettono la natura non unitaria del movimento, a differenza del neoclassico che si rifà direttamente all’architettura romana.

Il Liberty nasce a Londra intorno al 1895 e si sviluppa fino ai primi decenni del Novecento, arrivando in provincia quando già mostrava segni di stanchezza. In alcune sue declinazioni più “pure”, soprattutto quelle di area austriaca, si ritrova un rigore geometrico che ha influenzato anche edifici recentemente restaurati.

Una delle caratteristiche più importanti, ha sottolineato Scotti, è l’unità concettuale tra interno ed esterno: un’idea che oggi appare naturale, ma che all’epoca rappresentava una rottura.

Il Liberty nel territorio: tracce, contaminazioni e sorprese
Raramente, ha osservato il relatore, si trovano case che conservano integralmente uno stile Liberty floreale. Più spesso si incontrano edifici che mescolano elementi diversi: è il caso di molte costruzioni tra fine Ottocento e primo Novecento, periodo segnato da una grande confusione stilistica. Il Liberty compare anche nei cimiteri, con motivi che ritroviamo nella monumentalità della Stazione Centrale di Milano, dove si intreccia con l’Art Déco.

Villa Migliavacca stessa, pur costruita nel pieno periodo Liberty, non appartiene allo stile in senso stretto: l’architetto si rifà infatti al Castello Sforzesco e a un gusto neomedievale. “Di Liberty qui non c’è molto”, ha spiegato Scotti, “ma l’epoca di costruzione richiama inevitabilmente alcuni aspetti del periodo”. Tra le immagini proiettate, una fotografia di un edificio legato all’ingegner Ongania, con richiami rinascimentali, ha offerto un esempio di come gli stili si sovrapponessero senza rigidi confini.

Dal lago alla Brianza: un patrimonio diffuso
Scotti ha citato diversi casi sorprendenti:
– i Cancelli sul lungolago di Lecco, nati come casa colonica e poi trasformati con elementi Liberty;
– il Gazzaniga, anch’esso con tratti riconducibili al movimento;
– l’opera di Attilio Villa, nato nel 1904, che negli anni Venti – quando il Liberty era già tramontato – continuò a costruire innamorato di quello stile;
– il Cinema Lariano e Casa Pellegrini, esempi di un Liberty tardivo e reinterpretato;
– una casa a pochi passi dall’abitazione dello stesso Scotti, con un atrio decorato da un Mercurio sul soffitto, un tempo semplice mulino.

Il percorso ideale tracciato dal relatore attraversa Lecco, prosegue verso Annone, arriva fino a Ballabio e tocca Bosisio, dove si trova un Liberty “nordico”, influenzato dalla Brianza. Il movimento ha interessato anche l’architettura industriale, con esempi tra Calolzio e Trezzo d’Adda.

Accanto al Liberty nasce anche lo stile Coppedè, altra corrente spesso confusa con il floreale ma dotata di un linguaggio autonomo.

Un patrimonio che vediamo senza riconoscerlo
La conclusione di Scotti è stata semplice e incisiva: “Siamo passati davanti a questi edifici senza mai accorgercene”.
La presentazione ha mostrato come il Liberty, pur non essendo dominante in Valsassina, abbia lasciato tracce preziose, spesso nascoste, che meritano di essere osservate con maggiore attenzione.

C. A. M.