AMENITÀ DALLA VALSASSINA E DINTORNI/35 ESTERNAZIONI NOTTURNE DI CICERUACCHIO



Dunque sono tanti e diversi gli argomenti trattati in questa 35a edizione della rubrica più corrosiva di VN. Nella quale il nostro "Cice" se la prende con le incazzature di Denti&Molteni sul Decreto Traparenza (inidcando loro la via elvetica al cambiamento amministrativo) e con il Comune di Introbio per come è matuyrata la definitiva approvazione del Piano di Governo del Territorio. Più morbido l’autore nei confronti dell’elezione del nuovo leader del Partito Democratico di Lecco e provincia, mentre nel finale c’è spazio per un bel ricordo di Luigi Magni, regista ed intellettuale.

ACQUA, A CACCIA DI UN VALSASSINESE PER IL CDA DELL'AZIENDA SPECIALE* Alberto Denti, presidente della Comunità Montana, s’incazza col “Decreto Traparenza” del suo governo, perchè prevede la pubblicazione dei redditi di tutti gli amministratori pubblici, compresi i parenti stretti (sono escluse le amanti e similari).
Il legislatore, non a torto, teme che questi politici denuncino poco più di una mazza, dopo aver girato il malloppo a moglie, figli e dintorni.
Pur ammettendolo, sa perfettamente che questa disposizione, vale solo per i governanti dei comuni sopra i 15 mila abitanti.
Il nostro teme quindi, arbitrariamente, che questo valga anche per i piccoli comuni.
Lo scopo vero di questa strumentale incazzatura è però quello di porre l’attenzione sul sacrificio al quale sono costretti i borgomastri di questi comuni, sempre in prima linea a far fronte alle esigente della cittadinanza, facendosi il mazzo, prendendosi anche dei vaffa, e con sempre più scarsi contributi dal governo.
CHE IDEA DI CARLO MOLTENI: A VARENNA APPRODA IL ''FIDUCIOMETRO''Denti fa finta di non capire che, per certi versi va bene così, fino a quando questi piccoli paesi si decideranno a fondersi realmente, in tempi rapidi, in comuni molto più grandi (altro che 3mila), anziché far nascere carrozzoni costosi e clientelari, come le  “Unioni dei Comuni”.
Questo vale anche per il borgomastro di Varenna, Carlo Molteni, che su questo tema gli ha fatto da spalla, producendo anche lui lacrime in quantità industriali.
Imparate dal Canton Ticino dove, piaccia o meno, i piccoli comuni sono di fatto costretti a  fondersi, vincendo le resistenze campanilistiche strumentalmente argomentate con la palla colossale della “salvaguardia delle tradizioni”.

* Il comune di Introbio è riuscito in qualche modo ad adottare il nuovo PGT.
Ce l’ha fatta, dopo due rocambolesche sedute, col voto di soli cinque consiglieri perchè tre della maggioranza ne erano impediti per conflitto di interessi (il borgomastro, il suo vice e assessore all’Urbanistica, e un consigliere, anch’esso della cosiddetta lista “Aria Nuova”) e per l’assenza dell’opposizione che aveva abbandonato l’aula.
Unico voto contrario, un consigliere della maggioranza passato da tempo all’opposizione.
Domanda: questo scarsissimo consenso è un buon viatico per lo sviluppo del comune negli anni a venire? Direi di no, ma agli introbiesi non gliene importa una mazza.
Sapremo tra breve che fine farà la valanga di osservazioni giunta a villa Migliavacca.
In questa vicenda ci sono però due aspetti molto curiosi. In primo luogo non si capisce perchè, sin dall’inizio, come relatore e istruttore di questo provvedimento è stato designato l’assessore alle Attività Produttive (notoriamente esperto nel free-climbing su vetro) anziché quello all’Urbanistica, che è di sua formale competenza. Forse perchè il secondo non era adatto alla bisogna?
Quando il PGT verrà affisso all’albo pretorio, all’ultima pagina troveremo la firma convalidante sia del Segretario comunale che del Responsabile dell’Ufficio Tecnico.
Tutto normale salvo che, in ambedue i casi, la firma è solo quella del Segretario comunale.
Infatti, per volontà politica della maggioranza, gli sono state attribuite le due funzioni.
Per risparmiare una parcella o per disturbare un po’ meno il manovratore?
Della serie: il controllore che controlla sé stesso. Una consuetudine per niente estranea in Valsassina.

crimella fausto* Il PD di Lecco ha eletto Fausto Crimella (area Cuperlo) nuovo segretario provinciale superando il rivale Marco Panzeri (area Renzi) per 679 voti a 406.
A suo favore i parlamentari Veronica Tentori e Gianmario Fragomeli e, forse o in parte,
il vice-borgomastro di Lecco, Vittorio Campione, di fede renziana.
A Panzeri è arrivato, come era già noto, il sostegno del borgomastro Virginio Brivio e dell’ex bersaniano Antonio Rusconi ancora incazzato per la mancata rielezione (si è tolto un sassolino?). 
Questo risultato è di per sé eclatante perchè si consuma in una provincia ad elevata tradizione democristiana e paolotta, efficacemente rappresentata, a Lecco, da Brivio e dalla sua giunta.
Della Valsassina, da sempre feudo dello scudo crociato, sono stati eletti nel consiglio
Guido Agostoni e Daniela Bellati.
L’auspicio è che questo possibile cambiamento non sia solamente di facciata.
Questo moderato ottimismo è confortato anche da una dichiarazione di Crimella resa alla stampa: ”Da domani il partito avrà un’unica linea e la detterà a questa assemblea, pur con il contributo di tutti”. 

* Concludo esprimendo il mio dispiacere per la scomparsa di Luigi Magni, grande regista cinematografico e intellettuale, che ha celebrato con rigore storico e non poca ironia, le  vicende Risorgimentali della Roma papalina.
 Una gloriosa pagina storica con in primo piano la lotta di noi patrioti, guidati da Garibaldi e da Mazzini, finalizzata a realizzare l’Unità d’Italia in un ordinamento Repubblicano.
Sacrificio poi vanificato dal “liberale” conte di Cavour, razionalmente interessato a tramare a favore della monarchia dei Savoia, poi insediatasi.
E questa resa al potente ha impedito, per oltre ottant’anni, l’emancipazione e lo sviluppo democratico del popolo italiano (fascismo incluso). 
Quasi tutti i libri scolastici di storia sorvolano su questi “dettagli”.

 

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AMENITÀ DALLA VALSASSINA E DINTORNI<br>ESTERNAZIONI NOTTURNE DI CICERUACCHIOAngelo Brunetti detto Ciceruacchio (Roma, settembre 1800 – Porto Tolle, 10 agosto 1849) fu un oste e un patriota italiano, che combatté per la seconda Repubblica romana, alla cui caduta fuggì con Giuseppe Garibaldi per raggiungere Venezia. Il soprannome ciceruacchio, datogli da bambino, è la corruzione dell’originale romanesco ciruacchiotto (grassottello).

[da Wikipedia.it]

 

 

 

 

 




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