LA LECTIO DI DON GRAZIANO: VI RICONOSCEREMO DA QUANTO VI AMATE



“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri…” che dire di queste parole di Gesù? Se le pensiamo al passato remoto (“allora”, venti secoli fa, al momento dell’ultima cena…) possiamo anche commuoverci per un attimo, ma poi tutto finisce li. Come quando si legge un bel racconto, o si segue un film in TV. Poi si chiude il libro o si spegne la televisione… e quello che abbiamo visto o letto non c’entra più niente con le nostre faccende e problemi quotidiani.

Se invece prendiamo queste parole “al presente”, cioè come se fossero proprio rivolte a noi, qui, ora seriamente… allora temo che ci sentiamo tutti un po’ a disagio di fronte a questo discorso.Per un verso, già la parola “amore” sembra che non si possa più pronunciare, nella nostra sociatà, se non con riferimento a questioni sessuali, erotiche o “sentimentali”, come si dice.

Volere o no, siamo tutti ormai assuefatti a questo linguaggio e fortemente condizionati dall’uso abituale delle parole “amore – amore” nel senso più banale. Tanto che le parole del Vangelo “amatevi gli uni gli altri” suonano con un alcunché di strano alle nostre orecchie: come un modo di parlare che “non si usa”.

Chi mai, nei discorsi politici, sociali, culturali ecc. parla di “amarsi gli uni gli altri”? Fa quasi ridere solo a pensarci… Ecco: forse è proprio questo il punto. A noi sembra che parlare seriamente di “amore gli uni e gli altri” sia una cosa assolutamente impossibile nel mondo in cui viviamo. Al massimo è un discorso da mettere nel mondo dei sogni (per carità: non è proibito sognare!); un discorso fantasioso da letteratura o da cinema; se vogliamo, un discorso da predica, certo. La vita è un’altra cosa. La legge che regola i rapporti umani è quella dell’interesse, dell’astuzia, della forza, della concorrenza… O al massimo quella dell’indifferenza, del “vivi e lascia vivere”. Non certo quella dell’amore reciproco.

Questa parola nella nostra società sembra totalmente priva di senso. Sarà per questo che Gesù parla di un comandamento “nuovo”? “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”. Ufficialmente, tutti sanno che siamo cristiani perché siamo stati battezzati ed esiste in qualche archivio parrocchiale il nostro atti di battesimo. Da questo punto di vista in Italia siamo quasi tutti “cristiani”. Anche gli uomini della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta. Anche gli spacciatori di droga. Anche i sequestratori di persone. Anche i violenti e gli imbroglioni di ogni tipo e misura.

Da un altro punto di vista la gente sa che noi qui presenti siamo cristiani (“credenti e praticanti” si dice) perché andiamo a messa. Ma Gesù, nell’indicare qual è il segno di riconoscimento autentico dei “suoi discepoli”, non parla né di battesimo né di messa della domenica… E queste sue parole devono farci riflettere, seriamente. A meno che non pensiamo di poterci dire “cristiani” (e la cosa vale a maggior ragione se siamo preti, frati o suore…) indipendentemente da ciò che dice Gesù Cristo.

Se noi non realizziamo almeno un po’ quel “comandamento nuovo” che Gesù ha consegnato ai suoi discepoli, in realtà non siamo dei veri cristiani: siamo dei cristiani sbagliati, dei cristiani finti… O forse dovremmo dire francamente: falliti. Ed è inutile tirare in ballo tradizioni, sacramenti, devozioni, ordinazioni o professioni religiose. “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli…” Non da altre cose. O per lo meno: non da altre cose, se non c’è questa!

Se non sappiamo “volerci bene”, letteralmente, tra di noi (e questo significa rispettarci, aiutarci, perdonarci ecc. gli uni con gli altri) noi non abbiamo il diritto di presentarci come Cristiani. Perché è proprio questo il contributo specifico, veramente “nuovo” e originale, che noi cristiani dobbiamo portare alla società umana nel nome di Cristo.

Noi cristiani… tutti e ciascuno, senza mai aspettare che comincino gli altri.

Don Graziano vicario parrocchiale
Domenica 24 aprile 2016 . Rito Ambrosiano “C”
Quinta domenica di Pasqua – Gv 13, 31 -35

Foto dal sito http://www.la-domenica.it/




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