MORTO PADRE GIAMPIERO BERETTA, MISSIONARIO, SOGGIORNÒ A INTROBIO PER 40 ANNI. QUESTA SERA PREGHIERA DI SUFFRAGIO



INTROBIO – È deceduto la notte scorsa padre Giampiero Beretta, missionario del Pime in Guinea Bissau, da più di 40 anni ad Introbio quando non era in missione. I funerali saranno giovedì alle 15 a Villa Grugana, la residenza milanese dei missionari Pime. Questa sera ad Introbio nella parrocchiale di Sant’Antonio Abate una preghiera di suffragio.

padre Giampiero Beeretta

padre Giampiero Beeretta

Lo ricordiamo con una testimonianza di padre Giampiero dal sito del Decanato della Valsassina dal titolo La missione è passione.

Nel messaggio che Papa Francesco ha inviato a tutta la Chiesa in occasione della Giornata missionaria mondiale c’è una frase che mi ha fatto riflettere: “La missione è passione per Gesù Cristo e, nello stesso tempo, è passione per la gente”. Per me che ho la gioia di vivere in un Istituto Missionario, non è difficile comprendere questa affermazione. Mi basta osservare. Quando incontro un missionario che ritorna dalla sua missione, vedo, sento e, direi, tocco con mano la “passione” di cui il Papa parla. Vedo un uomo che ha superato ogni tipo di difficoltà, è partito per terre lontanissime, ha imparato lingue difficili, è vissuto in mezzo a culture molto diverse dalla nostra.

E perché lo ha fatto? Per amore del Signore. Per obbedire al suo comando: “Andate, evangelizzate!”. E anche non posso non notare l’entusiasmo con cui racconta quello che, in tanti anni, ha costruito.

Scuole, ospedali, chiese, strade, pozzi, ecc. Per chi? Per la gente bisognosa, per i fratelli a cui è mandato e che hanno – come noi – il diritto all’istruzione, alla salute, ecc. P. Clemente Vismara era un missionario del PIME, che ha lavorato in Birmania, insieme a Fr. Felice di Introbio. Di lui sono stati scritto diversi libri, perché era pieno di passione per Gesù Cristo e per la gente. Muore a 91 anni, dopo 65 anni di vita missionaria spendendo tutta la vita fra le tribù primitive, insegnando loro l’alfabeto, costruendo scuole, strade, dispensari, scavando pozzi. P. Clemente era riuscito ad addolcire i costumi di quelle tribù con il vangelo, con l’amore per il prossimo e con un grande ottimismo. Un giornalista italiano che l’ha visitato, l’ha trovato talmente pieno di gioia e di serenità che è rimasto meravigliato. Una gioia viva, semplice, fatta di racconti avventurosi che gli erano successi. Il giornalista scrive: “Una cosa mi ha colpito: P. Clemente, pur essendo già molto anziano, non parlava mai del passato ma sempre del futuro. Mi diceva: «Il prossimo mese incomincerò a costruire una scuola nel tal villaggio, una cappella in quell’altro; ho dei progetti per quella missione, spero di realizzarli a poco a poco». Fra l’altro, ospitava nella sua missione 250 bambini e bambine orfani e abbandonati, che vivevano solo perché c’era lui”. Che dire? Che la vita cristiana, se ben vissuta, è un’eterna giovinezza, perché si basa sulla speranza. Una speranza che non si appoggia sui mezzi umani, economici; nemmeno sulla propria salute, ma su Dio. I beni umani vengono meno, la salute ad un certo punto viene meno, ma Dio non viene mai meno. La Missione è questione di Passione.

 

 

 




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