IL DOMENICALE DI R. B./LADIES AND GENTLEMEN, WELCOME BACK TO THE WHITE WORLD



Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa
e il cuore di simboli pieno
(Incontro – Radici – Francesco Guccini – 1972)

Mi sono accorto che è un po’ di tempo che non parlo di Belfagor e del non parco delle Betulle.

cervi betulle neveE nemmeno dell’acqua che scorre libera nei nostri torrenti ed accarezza i rododendri quando il rosso si scioglie nel verde e l’estate invade le nostre montagne con i suoi mille profumi.

Chissà come se la caveranno gli abitanti di Prà Cainarca adesso che la neve ha scelto di tornare ad abitare i boschi e i pascoli dei Posti Bellissimi e rianimato con successo dai custodi del penultimo Paradiso.
A dire la verità non ho neppure idea di come stia Belfagor.

Casa sua è sempre lì, accerchiata da un prato di sterpaglie e da tentativi inutili di trovarle quantomeno un condomino, qualsiasi, intendiamoci, non c’è da essere schizzinosi. Eppure non si trova.
E, forse, non lo si troverà mai.

WHITE world logoA dire la verità non vi sto stressando nemmeno con l’aereo delle ventitreezerocinque che, lassù in alto, sfiora un mondo bianco come non si vedeva da un pezzo.

Un mondo bianco.
Ricordate quel Tempio?
E il Gabry? E il Bruno?

Il White World.

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white world MANIFESTI PANICUCCI ESTRADA

Trent’anni fa, era il 1987, un amico mi chiese di aiutarlo: si era candidato alla Camera e voleva giocarsela fino in fondo.

Risultati immagini per pli liberaleFu uno dei periodi più intensi della mia vita e gliene sarò sempre grato per avermeli fatti vivere anche se poi, alla fine della guerra, per un pugno di voti maledetti e varesini ce ne tornammo a casa nella nebbia con il morale sotto terra dopo una nottata trascorsa in Prefettura a Como.

Ricordo un mese di trasferte su e giù per le provincie di Como e Sondrio a bordo di una BMW assolutamente incurante dei limiti ed insensibile ai codici; riunioni, cene, pranzi, aperitivi: un porta a porta geniale all’insegna del “dai un taglio al passato” e di centinaia di forbici Made in Premana distribuite senza dar retta alla parsimonia.

Il giorno più lungo, se ricordo bene, si partì da Moggio. Poi Oggiono. Poi Colico. Poi l’Aprica. Poi Tirano. Poi forse anche Sondrio. E non rigorosamente in ordine di apparizione geografica.
Poi non so.

La BMW sembrava una giostra e le distanze semplici dettagli da percorrere nel più breve tempo possibile avvolti in una nuvola di fumo in attesa di riaprire per l’ennesima volta le portiere, stringere mani, entrare in qualche locale e chiedere che la croce sulla scheda fosse messa al posto giusto.

E fu così che, una bella sera, ci ritrovammo tutti al White World.

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Il Partito, non uno di quelli grandi e grossi, aveva un po’ di soldi da spendere e così decise di organizzare un evento in quella che era la discoteca più famosa dell’epoca (e prima o poi sarò obbligato a raccontarvi una bella storia successa lì dentro: per adesso accontentatevi di questa).

BEPPE GRILLO white world con gabry sormaniIl Partito scelse un nome importante, uno di quelli che andavano per la maggiore, anzi, probabilmente quello che andava per la maggiore in quel periodo.
E il White si riempì come non mai.

Come tutti gli artisti si fece desiderare, tanto che ad un certo punto a qualcuno sembrò di vederlo avvicinarsi al palco e scattò un fragoroso applauso.

Falso allarme. Sembrava suo fratello gemello invece era un noto tipografo di Lecco che se ne avesse preso il posto sul palco avrebbe fatto, fisicamente intendo per il resto non saprei dire, la stessa bella figura del Bocelli che in una memorabile serata di Sagra fece piangere un noto espositore.

Lui, l’artista, arrivò con il ritardo d’ordinanza e si lanciò in uno spettacolo di cui, per la verità, ricordo niente, ed è un vero peccato perché sarebbe stato bello, oggi, anno 2018, mentre aspettiamo quello che sarebbe stato il settantacinquesimo compleanno di Lucio Dalla, regalarvi qualche battuta da lui spesa al soldo del Partito.

Ho cercato nei cassetti del mio spazzacà ed ho ritrovato solo una bella serata con tanta gente che speravamo poi mettesse la croce al posto giusto: numero 6, e, mi raccomando, “Liberaal, non Libertaas”, come purtroppo, a posteriori, venni a sapere che qualcuno era riuscito a votare nonostante fosse stato istruito a dovere.

Il bravo intrattenitore svolse il suo compito dimostrando grande professionalità e, dopo aver incassato gli stabiliti trenta e più denari, se ne andò probabilmente pensando che la politica, lui, avrebbe continuato a prenderla in giro e a deriderla.

Aggiungo, per la cronaca, che al momento del pagamento, per un fenomeno naturale apparentemente inspiegabile, il White divenne improvvisamente Black. Ma questa è un’altra storia che non vi racconterò mai.

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Risultati immagini per white world cremenoOra il White non c’è più da un secolo e i politici di oggi fanno fatica a riempire cinquanta sedie su cento. A dire il vero non c’è più nemmeno il Partito e un po’ mi spiace.

Da qualche anno se ne è andato anche il Gabry, mentre del Bruno ho perso le tracce.

È un mondo difficile, come diceva uno che cantava e che forse canta ancora. È un mondo sempre più difficile, aggiungo, così, tanto per giocarmi una carta qualsiasi e aggiungere parole a parole.

Vedo solo maschere di plastica e di cartone che compaiono nel telegiornale, promesse in technicolor buttate là come fossero esche, sorrisi di circostanza, copioni imparati a memoria scritti da stregoni e illusionisti.

Non ascolto. O, meglio, ascolto ben poco. E qualche volta, non sempre per la verità, rifletto.
E concludo che il “dopo” non sarà tanto diverso dal “prima”.

Ci fosse ancora il White saprei almeno dove trascorrere in buona compagnia il “durante”.

Buona domenica.

 




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