PROCESSO GUARDIA MEDICA: NIENTE RICHIESTA DI AMBULANZA PER L’ALPINISTA INFARTUATO? LA FIGLIA: “NON CI SIAMO ANCORA RIPRESI”



INTROBIO – Testimonianze tecniche ed emozioni forti nella nuova udienza del processo a Furio Riccio, professionista di turno il 13 aprile del 2014 alla Guardia Medica di Introbio, accusato di omicidio colposo. Quel giorno il 52enne di Annone Brianza Luca Borghetti venne portato da un amico al poliambulatorio in località Sceregalli perché aveva accusato poco prima un malore scalando una falesia alle Placche di Introbio. L’imprenditore e appassionato di montagna morì qualche minuto dopo mentre veniva trasportato, sempre in auto, verso l’ospedale di Lecco dove era stato “inviato” dal medico ora sotto accusa.

Davanti al giudice monocratico Enrico Manzi e al VPO Mattia Mascaro, sono stati escussi i testimoni della parte civile: l’ispettore di P.G. Silvano Sannino, il medico Marina Zavarella e la figlia della vittima, Lucrezia Borghetti (quest’ultima ha dichiarato che “a quattro anni da quel dramma non ci siamo ancora ripresi”). La stessa Lucrezia e un fratello minore – presenti al momento del malore del padre – sono tutt’ora seguiti da uno psicoterapeuta.

Borghetti venne invitato dal dottor Riccio a recarsi all’ospedale, evitando di attivare un’ambulanza. Questo traspare da atti e testimonianze di P.G. Secondo quanto emerso in aula, la necessaria chiamata di un mezzo di soccorso sarebbe stata di competenza dello stesso medico di guardia.

Prossima udienza il 9 ottobre, quando dovrebbe essere sentito l’imputato – assistito dall’avvocato Giovinazzo.







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