LA PROTESTA/”MA PERCHÉ IL RIFUGIO IN BIANDINO A DEI NON VALSASSINESI?”



PREMANA – Telefonata sobria e garbata ma ferma nei toni. Si intuisce, ascoltando le parole del signore premanese che ci contatta, che all’origine c’è una bella incazzatura ma che si preferisce mantenere il volume “basso” – anche perché si sta entrando in un ambito (quello in qualche modo della religione, pur se ‘applicata’) nel quale lo stile si mantiene felpato anche quando c’è di che ridire. Nel caso specifico, pure parecchio…

Il tema è quello della recente assegnazione della gestione del rifugio Madonna della Neve in Biandino, affidata dalla parrocchia (titolare del locale annesso al santuario) all’associazione “Verso l’alto, verso l’altro” di Lecco. Una scelta che ha fatto imbestialire parecchia gente, soprattutto a Introbio – ma non solo. A Premana ad esempio, da dove diversi potenziali interessati si erano fatti bene, giunge la protesta di un signore di una certa età, che ci ha contattati oggi, dandoci la propria visione – che a quanto pare sarebbe condivisa anche da diversi  compaesani:

“Eravamo al bar e leggendo il vostro giornale via telefono varie persone hanno detto la loro, mica tanto contenti… La domanda è perché non è stato scelto uno di Premana o almeno di Introbio, c’era bisogno di rivolgersi a Lecco per gestire un rifugio qua da noi? Poi davvero c’erano diversi bravi che potevano fare loro, in particolare vi segnalo che un ragazzo di Premana aveva dato la disponibilità e sarebbe stato proprio quello giusto, in gamba e motivato ma purtroppo è andata a finire così. Non capisco io e se lo chiedono tutti: perché è finita così? E dopo, ma si sa chi siano questi qua che sono stati incaricati? Avranno l’esperienza e la competenza per portare avanti un rifugio in montagna, importante come questo? Occorreva proprio qualcuno di via?”.

Uno sfogo diretto che si aggiunge ai tanti già raccolti informalmente in queste ore, dopo la pubblicazione dell’articolo di VN con la “notizia-bomba” della decisione assunta da don Marco Mauri – scelta a suo modo coraggiosa, visto quanto fossero elevate le attese (e le speranze) per un’attribuzione in qualche modo locale della gestione del rifugio – considerato da tutti “molto introbiese”.

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