MAXIME PATEL: DUE ORE DI SPETTACOLO ED EMOZIONI CON IL CONCERTO DELL’ORGANIST OF THE YEAR 2017 IN CHIESA A BARZIO



BARZIO – L’organo è uno strumento in grado di risuonare come un’orchestra: contiene infatti molti suoni, altezze sonore e timbriche diverse, con le combinazioni elettroniche presenti che forniscono ulteriori possibilità per produrre qualcosa di completamente originale. Per riuscire in questo intento, occorre qualcuno che lo sappia sfruttare al meglio, in tutte le sue sfumature. Questo qualcuno, venerdì sera a Barzio con l’organo Mascioni, è stato Maxime Patel, musicista di fama mondiale che nel 2017 ha ricevuto dalla rivista tedesca “Organ” il riconoscimento di “Organist of the Year”.
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Il transalpino ha proposto un concerto di circa due ore
, per un viaggio in pagine musicali meno note o “nascoste”, come indicato dal titolo del concerto. Ogni brano è stato presentato dal direttore artistico della rassegna, Daniele Invernizzi, con spiegazioni che hanno permesso di apprezzare al meglio le singole esecuzioni, inquadrate nei rispettivi stili musicali.
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L’esibizione ha attraversato diverse epoche, partendo dal sassone Johann Kuknau (1660-1722) e da suo “Combattimento tra David e Goliath”, ricco di echi bachiani. Poi un salto di mezzo secolo in avanti, in Spagna, con un “fandango” di Padre Antonio Soler (1729-1283), caratterizzato dall’uso della timbrica e da qualche eco barocco. A seguire un capolavoro in assoluto: “Funérailles” di Ferenc Liszt (1811-1886), brano originariamente pianistico e trascritto poi per organo da Pierre Labric.
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L’unica esecuzione organistica è stata quella di Jeanne Demessieux, con un’interpretazione in grado di far percepire tristezza e toni cupi, ma anche la luminosità della vittoria della vita sulla morte. Tematiche affini per la successiva “Totentanz” (Danza Macabra) del tedesco Sigfrid Karg-Elert (1877-1933), brano dai toni più grotteschi che cupi dove la morte viene parodizzata che temuta.
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Si torna al barocco con la “Toccata BWV 913” in re minore di Johann Sebastian Bach (1685-1750) e i timbri che variano a seconda dei vari episodi del brano, che sono cinque (una toccata, due adagi e due fughe). Dopo Bach, ecco un altro capolavoro: la Sinfonia numero 7 di Franz Joseph Haydn (1732-1809), eseguita per intero nella trascrizione dello stesso Patel. Ascoltare questo brano ci ha permesso davvero di apprezzare come l’organo, se utilizzato nel modo migliore, possa davvero suonare come un’orchestra.
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Si chiude con un’improvvisazione. Come anche Daniele Invernizzi ricorda, la Francia ha una grandissima scuola proprio in questo campo, e Patel conferma pienamente tutto ciò, utilizzando il tema di un noto brano liturgico e, dopo avere enunciato il tema, fa volare la melodia verso mete lontane, rompendo con la tonalità classica, ma nello stesso tempo generando un tessuto armonico di grandissima ricchezza.
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Finisce oltre le 23 un concerto che ricorderemo sicuramente. Che ci ha avvolto, coinvolto, trascinato nelle sue meravigliose armonie, con Maxime Patel che ha saputo tirare fuori il meglio dal monumentale organo Mascioni.
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Sergio Ragaini

 

 

 

 




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