FUORISTRADA, SETTORE IN CRESCITA MA IN VALLE HA I BASTONI TRA LE RUOTE



RHO (MI) – Si sono spente le luci sulla 76ª edizione dell’Eicma, la Fiera internazionale delle moto che ha convogliato a Milano decine di migliaia di appassionati da tutta Italia e dal mondo: sabato e domenica padiglioni pieni come la metropolitana di Milano nelle ore di punta. Tutto bene, abbiamo visto delle gran belle moto per tutti i gusti (stradali, naked, maxi enduro) però a mio parere c’è un problema gigantesco, almeno in Lombardia, e in Valsassina.

Emerge infatti la seguente riflessione: almeno un terzo (e forse più) delle moto presentate e vendute in Italia, da tutte le case produttrici, possono essere etichettate nella categoria delle moto anche fuoristrada (come si dice, on-off).
Pensiamo alla nuova proposta Guzzi, la V85 TT, ma anche alla nuova Tenerè 700 della Yamaha, all’Africa Twin della Honda (la seconda moto più venduta da anni in Italia, dopo il BMW 1200 RS), mettiamoci anche le Scrambler (tra le altre la splendida Desert Street della Ducati, oltre alla Icon ecc.). Per non parlare delle Enduro vere e proprie: la Red Moto di Honda, le splendide KTM, la varesina SWM (da cui la linea Varez e le RS),le WR Yamaha, le KX e le Versys Kawasaki, oltre TM, la Vent di Introbio e altre ditte che producono solo quelle.
Un settore veramente importante per quantità di offerta, oltre che per la ottima qualità.

Qual è il problema? Che in Lombardia, a causa di leggi regionali parere di molti assai penalizzanti, le cosiddette “strade bianche” sono vietate alla circolazione delle moto (e non parliamo solo di quelle di montagna).
Vietate: chi le percorre, a suo rischio e pericolo, può essere sanzionato con multe abbastanza pesanti (da 150 a 250 euro).
In altri termini: da noi le moto fuoristrada possono andare solo sulle strade asfaltate.
Si penalizza cioè in modo incredibile un settore in espansione, che potrebbe portare molti benefici sia al turismo che ai suoi accessori , non solo alberghi e rifugi, ma anche negozi e officine meccaniche.

Comprensibile non fare andare le moto in mezzo ai boschi a rovinare l’humus , e anche l’umore degli escursionisti, o in alta montagna dove si va con piccozza e ramponi (di sicuro un Matteo Grattarola arriverebbe anche lì senza tanti problemi!).
Ma in strade non asfaltate larghe anche più di 3 metri, come le cosiddette agro-silvo-pastorali, questa limitazione è piuttosto assurda.

Diversa infatti la situazione in altre regioni vicine: in Toscana (la Via Chiantigiana), in Liguria (la Via del Sale), Piemonte (Cuneo e Asti sono molto aperte al mototurismo), adesso anche in provincia di Varese si sono svegliati e hanno approntato interessanti itinerari on-off per mototuristi.

La situazione in Valsassina, la zona più vicina a Milano, invece è disperante: vietate tutte le strade extraurbane, a meno che non si vada in Comune a chiedere il permesso e pagare una cifra non simbolica, ad esempio 20 euro a Pasturo per andare anche solo una volta al Pialeral, gratis invece Biandino solo a causa della nota controversia con i coniugi Bregaglio, ma comunque bisogna registrarsi in Comune.
Off limits a quanto sappiamo anche Premana e la Val Varrone, i mototuristi meglio che vadano alle foci del Po.

Si buttano via insomma delle importanti opportunità di sviluppo turistico, di cui ci si sta accorgendo in altre zone del Nord Italia, che danneggiano non solo le case produttrici (fuoristrada è sinonimo di libertà, e per questo è molto apprezzato) senza che l’ambiente ne sia affatto danneggiato (sono molto più dannose le speculazioni edilizie e le costruzioni in Alta Valle).

Ecco allora un appello, condiviso sicuramente dalla FMI (Federazione Motociclistica Italiana) che su questo argomento si è più volte espressa, purtroppo inascoltata, perché la politica e gli amministratori locali si muovano e ci ripensino.

I motociclisti non chiedono di circolare sui sentierini di montagna, ma almeno sulle strade bianche agro-silvo-pastorali si dia libertà di movimento, magari predisponendo dei percorsi turistici ad hoc: potremmo inventarci ad esempio la “Via dei Taleggi“, oppure “la Via dei Lanzichenecchi“, secondo la nostra fantasia.

Ci si ripensi, sarebbe un gran vantaggio per tutti, e anche soprattutto per il territorio: da troppi anni si sente inutilmente chiacchierare di Turismo. Questa potrebbe finalmente essere un’idea utile.

E. B.

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Foto in copertina credit www.sporcoendurista.it

 

 

 




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