DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA SECONDA DOMENICA DI AVVENTO



Oggi il Vangelo ci parla di Gesù attraverso la figura di Giovanni Battista. Ci colpisce anzitutto la figura di Giovanni per la sua austerità (peli di cammello, miele selvatico), eppure dice con sincerità: “io non sono degno di Lui”.

Chi sarà mai, dunque, questo Messia atteso?

Se davanti a questa professione di indegnità cerchiamo di entrare nell’animo di Giovanni, ne rimaniamo sconvolti: come può essere che davanti a una vita vissuta tutta “per annunciare Lui”, e con quale sacrificio, egli poi se ne senta indegno?

Dico anch’io quelle parole prima di ricevere Gesù nella Comunione, ma con quale sentimento?

È per un dono incredibile che Dio ha colmato la nostra distanza da Lui mediante suo Figlio:non è il frutto della nostra virtù o bravura. Ed allora : fiducia sì, confidenza sì, ma senza mai perdere la consapevolezza, piena di umiltà e di gratitudine, che poter accedere a Dio è un dono che ci è dato per mezzo di Gesù: “Nessuno viene a Padre se non per mezzo di me”.

“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri….”.

Come si concretizza questo?

Due possibili suggerimenti. E’ barriera al cammino del Signore verso di noi ogni nostra forma di insincerità (cfr. sal. 14): è la barriera che erigevano scribi e farisei ipocriti e che non permetteva a Gesù di raggiungere il loro cuore.

È invece “appianare la strada” ogni forma di carità vera, di condivisione. Ma non solo. Noi stessi abbiamo bisogno degli altri, specialmente di lasciarci avvicinare dal loro dolore: ci accorgeremo che in questo modo Gesù ci visita.

Don Gabriele

vicario parrocchiale

 

 

 

 

 




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