CREMENO, IN UNA PAUSA DALL’ORGANO LA RASSEGNA GUARDA AL BAROCCO



CREMENO – Mancherà pure un organo in S.Giorgio di Cremeno ma non manca tra turisti e residenti la passione per la musica classica, garantita come ogni estate dalla Rassegna Organistica Valsassinese che per il secondo appuntamento della 48esima edizione ha invitato l’Ensemble Locatelli ad esibirsi in una parrocchiale piena in ogni ordine di posto. Una serata, sabato 13 luglio, che ha sancito il binomio arte e musica grazie alla presentazione del polittico restaurato nei mesi scorsi.

Un concerto atipico, sotto certi versi, per il contesto nel quale era inserito. Infatti non è frequente nella Rassegna Organistica Valsassinese trovare un concerto dove l’organo non risuona in alcun modo. Questo è stato, invece, il caso del concerto del 13 luglio nella suggestiva chiesa di San Giorgio a Cremeno. Qui l’organo, si spera, arriverà presto, ma per il momento è ancora un “grande assente”. In ogni caso la sua assenza è stata degnamente sostituita da quanto ascoltato. E in qualche modo il legame con l’organo stesso è stato assicurato dalla presenza, nell’ensemble che ha suonato nella serata, di Tomas Gavazzi, qui in veste di cembalista, ma già ascoltato come valente organista. L’ensemble, composta da musicisti bergamaschi, prende il nome dal compositore barocco bergamasco Pietro Antonio Locatelli. E il loro repertorio è sostanzialmente tutto appartenente a questo periodo musicale. L’ensemble, un trio d’archi con clavicembalo suona con strumenti originali, anche poco noti ai più, come il violoncello piccolo, una sorta di ibrido tra violoncello e viola da gamba.

Il programma, quasi una sorta di “viaggio attorno a Bach”, ha presentato brani originali per questa formazione, e brani invece trascritti, come nel caso delle due triosonate di Johann Sebastian Bach eseguite, la BWV 1027 (e 1039, in altra formazione) e la BWV 527. Le sonorità di questi strumenti, con violino piccolo e violino barocco concertanti, le hanno rese particolarmente suggestive. Altra trascrizione molto bella quella del brano “Zefiro torna” di Monteverdi, dove le due voci di tenore (o di soprano) sono state affidate al violoncello piccolo e al violino, mentre gli altri strumenti facevano risuonare il tema di poche note, su cui la composizione poggiava (era appunto una ciaccona). Tra gli altri brani suonati ha molto colpito il “trio in re” di Giovanni Benedetto Piatti (questo “originale” per quella formazione), musicista veneto, poi trasferitosi in Germania. Il concerto si è concluso con un bis sicuramente interessante: il tema delle “Variazioni Goldberg” di J.S. Bach. Questo ha permesso di ascoltare pienamente il clavicembalo, strumento che, in queste formazioni, quando non è concertante, ha una funzione fondamentale per gli altri strumentisti, ma è quasi inudibile per il pubblico. Una serata speciale. E si può proprio dire che la mancanza dell’organo non si è sentita.

Contributo di Sergio Ragaini

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