L’INFORMAZIONE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: GIUSTE PREOCCUPAZIONI, ASSURDI ALLARMI E FAKE NEWS “SOCIAL”



Avete idee di quante informazioni giungano in una mezza giornata alla redazione di un giornale così “local” ma tanto  letto come VN? Decine e decine, in quest’ultimo periodo centinaia – specialmente relative alla diffusione del coronavirus.

Ecco, il virus: se dovessimo dar credito a TUTTE le segnalazioni che arrivano in un modo o in un altro al nostro ‘desk’, oltre a realizzare non una ma dieci edizioni del nostro quotidiano, finiremmo per dirvi che solo in Valsassina i contagiati dovrebbero essere non uno (il povero anziano di Vendrogno ricoverato ieri in gravi condizioni al Sant’Anna di Como) ma tanti, troppi. Perché la chiacchiera, specie quando si incrocia con fenomeni così seri come l’epidemia in atto, può diventare pericolosa, in proporzione allo scatenarsi di voci incontrollate. Che se riguardanti la salute pubblica e soprattutto “interpolate” da quel pozzo senza fondo di balle, odio, esaltazione e bufale chiamato “mondo social” rischiano di fare danni, incalcolabili.

Prendiamoci un attimo di pausa, quantomeno ragioniamo con calma su quanto va accadendo. Già la situazione è abbastanza seria di suo, col picco dei contagi ancora non raggiunto. Se ci aggiungiamo pure un botto di “falsi infetti”, non ne usciamo davvero più.

Quando affrontiamo il tema del Coronavirus, cerchiamo – tutti – di farlo con equilibrio e senza farci trascinare dall’emozione. Intorno a noi sicuramente ci sono persone che potrebbero essere state contagiate, ma esistono regole (di buon senso oltre che sanitarie) in grado di evitare ulteriori sviluppi. Non miglioriamo la situazione continuando a dire tra di noi – particolarmente su Facebook e simili – che “la cugina dell’amica di quello che lavora in quel posto sembra che abbia la febbre alta, mio dio sarà mica ammalata anche lei?” o giurando che il tale o il tal’altro sono in giro anche se “sicuramente hanno preso il virus”.

In teoria, dovremmo vivere nel villaggio globale della comunicazione. Nella pratica, siccome nessuno insegna a distinguere con serietà tra autentiche minchiate e notizie degne di questo nome, finiamo per berci un po’ tutto il peggio tra quanto ci viene propinato. Assai modestamente, il consiglio che può dare un giornale è quello di affidarsi alle fonti più attendibili: prima di tutto quelle ufficiali, le informazioni fornite dalle autorità che stanno gestendo la problematica Covid con dovizia di particolari, poi gli stessi giornali i quali nella stragrande maggioranza dei casi valutano e verificano con professionalità ed esperienza la mole di dati dei quali vengono in possesso e quasi sempre diffondono news “certificate” – a partire proprio dai bollettini delle suddette autorità.

Se una testata giornalistica è degna di questo nome, credeteci, fa il proprio lavoro con cura anche perché non deve sfuggire che esistono obblighi etici e legali e tra i peggiori incubi di un organo di informazione c’è quello del famoso “procurato allarme“. Un reato penale per chi scrive di professione, che quasi nessuno considera quando scende nell’arena dei ‘social media’ – non filtrati da nessuno e dunque facile terreno per mitomani, cacciaballe di vario genere e pure di genuini “untori” (delle fake news), gente che candidamente ha il torto di volersi mettere in mostra e dunque “rimbalza” voci non confermate e moltiplica la chiacchiera e gli allarmi indebiti.
E pericolosi.

VN




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