“IN FUGA” DAL CORONAVIRUS: AUTOCRITICA E POLEMICHE IN DUE LETTERE A VN



BARZIO – Diamo spazio alle riflessioni di due lettori, giunte alla casella di posta elettronica di Valsassinanews, su Barzio e i Piani di Bobbio letteralmente presi d’assalto da numerosi turisti approfittando delle chiusure di scuole e attività per l’emergenza Coronavirus. Episodi anche questi che hanno portato alla stretta del Decreto che ha istituito la zona rossa su tutta la Regione (qui le informazioni sulle limitazioni alla mobilità e sulle regole per le attività commerciali).

In questa prima lettera l’autore riconosce l’atteggiamento poco cauto di chi come lui ha ceduto al fascino della Valsassina, ma chiede anche agli esercenti di essere più cauti e rinunciare a qualche guadagno a favore della salute.

Buongiorno, visto che il vostro giornale è molto seguito in Valsassina e oltre, potreste invitare anche in modo snervante ad invitare la gente a stare a casa sua. Ieri (domenica, ndr) in alcune attività di ristorazione della Valsassina c’era una marea di gente e di certo non a un metro di distanza. I primi colpevoli siamo noi che ci andiamo ma anche gli esercenti che non mettono un numero limitato o magari meglio ancora chiudano per qualche domenica… Prima la salute poi il guadagno… Grazie

Lettera firmata

 

Il lettore nel prossimo contributo si riferisce al mercoledì nero della scorsa settimana, quando il “numero chiuso” costrinse molti sciatori ad abbandonare l’idea della giornata sulla neve già alle 9 della mattina. Severo il suo parere sulla gestione di una situazione non prevedibile, di cui tuttavia è stato testimone in quanto parte del problema, insieme a chi come lui cercava lo svago invece di rispettare gli inviti a restare a casa.

Ecco i miei commenti in relazione alla giornata di mercoledì 4 marzo 2020 presso la stazione sciistica di Barzio/Piani di Bobbio, presso cui mi ero recato per accedere alle piste da sci del locale comprensorio.

In prossimità della stazione di partenza della cabinovia si leggeva chiaramente l’avviso che in ogni cabina sarebbero entrate solo quattro persone. Purtroppo, nel frattempo si erano create due code, una per l’acquisto dei biglietti ed una per l’accesso alla cabinovia: sono rimasto intrappolato per circa 1 ora e 20 minuti in queste due file, ma forse dovrei dire “due gruppi di sardine” (per fortuna senza scatola), per cercare di arrivare alla meta, l’ingresso nella cabina.

1H 20m a strettissimo contatto (tra l’altro con gente che fumava senza alcun rispetto per gli altri) nonostante la raccomandazione sia di stare ad almeno 1 metro di distanza dagli altri. Nessuno che faceva rispettare questa disposizione. Io personalmente cercavo di tenere a distanza i vicini utilizzando gli sci e le racchette. Ovviamente tutti parlavano del coronavirus, nessuno che si preoccupasse di tenere un minimo di distanza.

Con mia grande sorpresa poi ho riscontrato che l’ingresso nelle cabine di risalita non era in effetti mantenuto e limitato a 4 persone: nella mia cabina sono entrate altri 3 sciatori, totale 7, ma nelle cabine precedenti ho contato ingressi multipli, fino a 9 persone. Ovviamente con l’assenso e “la spinta verbale” degli addetti che cercavano di minimizzare il disagio dei clienti.

Se ci sono seri problemi (e ci sono) legati alla diffusione del coronavirus, il comportamento di cui sopra, certamente gli ingressi multipli in cabina, ma sopratutto le due scatole di sardine virtuali alla biglietteria e all’ingresso della cabinovia sono inaccettabili.

Senza contare che poi anche presso l’ingresso degli impianti di risalita si formavano assembramenti di sciatori e sugli skilift si saliva anche in 4 per volta (totale 4 posti) sempre a stretto contatto non previsto con sconosciuti. D’accordo che non è stato previsto dal decreto, ma l’ITB avrebbe potuto anche qui anticipare il problema riducendo l’accesso simultaneo ed evitando che i 4 posti delle seggiovie venissero sempre occupati da 4 sciatori.

Forse sarebbe stato opportuno (e mi auguro che lo sia per le prossime giornate) istruire gli addetti che anche il numero delle persone che accedono agli skilift dovrebbe gestito per rispettare il metro di distanza di protezione, anche se non previsto per decreto. Si tratta di una gestione responsabile della propria attività, in luoghi privati, ma sempre a fronte di una epidemia che si sta rivelando sempre più grave. Nonostante le raccomandazioni e i decreti ministeriali, nonostante la consapevolezza che il rischio coronavirus è estremamente serio.

La tesi dell’impresa ITB secondo cui è meglio sospendere le vendite online (perché altrimenti, “se qualcuno non si presenta, gli si deve rimborsare il biglietto”) e quindi privilegiare il biglietto “di carta” acquistabile in loco. Con le vendite on-line ITB potrebbe gestire con il contagocce il numero di persone che accedono agli impianti, proprio come si fa ad esempio limitando l’afflusso delle auto in autostrade molto intasate.

Ovviamente, il DPCM dell’altra notte ha confermato quanto sopra, con la chiusura totale degli accessi e delle piste da sci, anche a Barzio.

Mi auguro che l’inefficienza logisitica di ITB evidenziata lo scorso 4 marzo non generi gravi infezioni da coronavirus tra le sfortunate “sardine” rimaste coinvolte nella bolgia generale presso l’impianto di partenza e sugli impianti di risalita.

Ho discusso i punti elencati nel mio messaggio con il signor Fossati, il quale sostiene la validità del suo operato e che comunque non spetta a ITB far rispettare le distanze se all’aperto, anche se le code si erano formate in prossimità degli ingressi della cabinovia e degli skilift, affermazione che ho comunque vigorosamente contestato.

Lettera firmata

 




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