NICOLE TORNA A CASARGO: “NEGLI USA NON MI SENTO SICURA, LA GENTE NON HA ANCORA CAPITO. E SULLE ARMI…”



In rosso il Connecticut, in verde lo Stato di New York, in blu il Wisconsin

CONNECTICUT (USA) – Dopo quelle giunte dal Wisconsin, arrivano altre dichiarazioni d’oltreoceano che ci descrivono come gli USA stanno affrontando l’emergenza Coronavirus, che in queste ultime ore spaventa sempre più. Questa volta a parlare è Nicole, originaria di Casargo e da 10 mesi in Connecticut, a un’ora dalla famosa Manhattan.

Qua ogni stato ha regole diverse, io mi trovo nel Connecticut e qui quasi tutte le misure di sicurezza che sono entrate in vigore sono attive da una settimana; prima era come se niente fosse, mentre adesso è tutto chiuso.

Westport, il villaggio in cui abito, è posto sul mare e non ci sono grandi attività. Tutte quelle piccole presenti nel territorio sono già andate in fallimento perché hanno dovuto chiudere. Ci sono alcuni bar e ristoranti che hanno il permesso di tenere aperto ma solo offrendo il servizio di take-away o delivery. Spiagge e parchi sono chiusi perché, con le giornate estive e il sole degli ultimi tempi, ci sono stati dei raduni che manco Ferragosto. Diciamo che qua si stanno dando da fare, ma il problema sono le persone. Troppi civili sono in giro per le strade, famiglie intere a fare la spesa svaligiando tutto (armi comprese); gli anziani quando si recano al supermercato spesso non trovano più niente, allora gli esercizi commerciali hanno deciso di dedicare una fascia oraria (solitamente un paio d’ore al giorno) unicamente a loro. Mascherine e guanti non li indossa nessuno, la gente passeggia con un cane in cinque persone, tutte abbracciate insieme allegramente.

C’è da dire che qui consigliano di stare in casa ma non è quarantena obbligatoria come invece lo è diventata fino al 10 giugno nelle zone di Washington DC. A NYC invece il governo lascia andare a passeggio la gente a Central Park (giuro che in questi giorni sembra di essere in estate da quanta gente c’è) e apre nuove zone pedonali a Manhattan per permettere alle persone di prendere aria.

Gli Stati Uniti mi hanno dato tanto e fino ad oggi mi sono trovata benissimo, è un Paese unico e tutto da scoprire, ma in questo momento non mi sento sicura e per questo ho deciso di tornare in Italia. Purtroppo sto trovando problemi anche in questo: mi servivano delle mascherine per il volo (per il resto non ne uso perché sono quattro settimane che sono segregata in casa), ma stanno esaurendo ovunque perché vengono comprate nel caso in cui la situazione degenerasse (ma non crediate che le usino a fare la spesa!). Ho dovute chiedere in ospedale, ma neanche loro possono darmene dal momento che sono irreperibili.

In Connecticut ci sono più di 3500 casi e oltre 100 morti. Ovviamente tantissime persone non sono “testate” per il costo dei tamponi che qua sono differenti da quelli che si usano in Italia (da quello che mi è stato detto). Uno dei problemi maggiori di questo posto è che se la gente inizia ad essere in panico è la fine. Sono molto diversi gli americani da noi. Gli americani sono troppo cinici e se tu prendi le ultime pagnotte di pane e il tuo vicino di spesa le voleva, è capace di spararti. Non sto scherzando!

Per quanto riguarda la sanità, è necessario avere un’assicurazione per essere curati. Tante persone hanno delle polizze sanitarie nel contratto di impiego e quelli che stanno perdendo il lavoro ora si trovano sprovvisti e hanno il timore di non essere curati.

L’italia in America è sempre considerata come oro, quasi tutti la adorano e la osannano. Quando il Coronavirus si stava diffondendo in Europa, alcuni facevano battutine sul fatto che fossi italiana e che potessi essere contagiata, ma sono pochi questi soggetti. Tanti miei amici americani sono super solidali e fanno il tifo per il Bel Paese.

 

Rubrica a cura di Gabriele Gritti


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