DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA 2ª DOMENICA DOPO L’EPIFANIA



Riprendendo il tema della manifestazione di Gesù, come è stato celebrato nell’Epifania, oggi il Vangelo ci presenta il suo primo miracolo compiuto alle nozze di Cana. Se il miracolo è opera di Gesù, figura discreta ma determinante in questo miracolo è Maria. E’ lei che si accorge della mancanza di vino e che si rivolge a Gesù chiedendogli di intervenire.

La risposta di Gesù: “Donna, che vuoi da me?” Sembra fatta per creare distanza e disagio, però Maria dice ugualmente ai servi: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

Il ruolo di Maria in questo primo miracolo è dunque determinante: non perché Gesù avesse bisogno di suggerimenti, o forse perché, nel mistero della sua persona di vero Figlio di Dio ma anche di vero e perfettamente uomo, aveva bisogno di capire quando sarebbe giunta la sua ora: il momento cioè di cominciare a manifestarsi come Figlio di Dio.

Il Vangelo ci permette di pensare che Maria l’abbia aiutato a capire come era giunto il momento: un’occasione banale se non addirittura sconveniente (non avevano già bevuto abbastanza?), ma che il cuore di Maria non giudica così.

Quale sua vicinanza a noi e alle nostre necessità!

Potremmo dire che Maria, con quel “Fate quello che vi dirà”, è la sicurezza della nostra speranza.

Non temiamo di chiedere con lei il miracolo a Gesù per le nostre necessità: facciamolo con il rispetto ma anche con la fiducia che ha avuto lei, senza che la sua fede dipendesse dal compimento del miracolo.

Così la gioia riesplose a quel banchetto.

La vita pubblica di Gesù inizia con un banchetto in cui comincia a manifestare la sua gloria e i suoi discepoli cominciano a credere in Lui.

Si concluderà con una cena, non così gioiosa ma certamente con un miracolo ancora più grande, quando Egli stesso dirà: “Questo pane è il mio corpo, questo vino è il mio sangue”.

La gioia e il vino nuovo di Cana preludevano all’Eucaristia ed anche più oltre, come Gesù stesso disse: “Non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel Regno del Padre mio”.

Anche noi siamo qui come mendicanti di senso, di gusto, di gioia vera per la vita: non ci arrendiamo a viverla nella noia, nella insignificanza, nelle banalità o peggio.

L’Eucaristia, nel suo significato di vita vissuta per amore nel modo di come vuole il Padre, è il sapore del vino nuovo che già oggi Gesù ci offre nella Comunione, in attesa di gustarlo in pienezza con Lui nel Regno del Padre.

Don Gabriele
Vicario parrocchiale

 

 

 

 

 





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