“LA VALSASSINA E IL MONDO DEL MATTONE: DAI FASTI DEGLI ANNI SETTANTA ALLE MISERIE DEI GIORNI NOSTRI”



Riflettendo sulle recenti 36 domande dell’interrogazione presentata al sindaco di Barzio Arrigoni Battaia dal consigliere di minoranza Piergiorgio Airoldi sono giunto alla conclusione che il mondo del lavoro e la serietà amministrativa come li avevamo conosciuti negli anni ’70 sono ormai uno sbiadito ricordo ma vedendo con quanto attaccamento alcuni miei concittadini sull’Altopiano restano legati ai facili guadagni non mi meraviglio eccessivamente di trovarli per così dire “aggregati”, dopo abile e disinvolta riconversione, alla politica politicante in prima fila nell’occupare abbastanza ben retribuite postazioni di sottogoverno a Lecco e a Milano.

Che s’adda fa’ pe’ campà, direbbe un mio caro amico “di giù”.

Fra questi fa specie constatare come i rappresentanti di quella che é stata una generazione di giovani e brillanti imprenditori cresciuti alla scuola di bottega, in famiglia, oggi te li ritrovi non più sui cantieri ma imbucati negli uffici di pubbliche amministrazioni a giostrarsi in attività non proprio imprenditoriali che certamente non assomigliano e nemmeno sono riconducibili al duro lavoro dei padri bensì a più comode rendite di posizione prese in prestito dalla gestione politica del territorio.

Sono quelli che in Valsassina e con un certo orgoglio chiamavamo “impresari” ma che dopo diversi inciampi anche professionali hanno scelto la più facile strada del portaborse anche part-time pur di stare a galla, al seguito di qualche rampollo della indimenticata “Lecco che lavora”.

C’era gente che si dedicava all’intrapresa quando per usare le parole di uno di loro: “Si andava a mille e si guadagnava sempre e comunque”. Erano gli anni del boom economico, tempi che se da un appalto non si portava a casa almeno il 30/40% netto si diceva che “si perdeva” e si rinunciava in fretta che tanto il lavoro non mancava e si passava ad altro. Si rassegnino però i discendenti di quella generazione perché oggigiorno quella roba lì, con il debito pubblico che ci ritroviamo sul groppone, é definitivamente passata in cavalleria e anche se più di qualcuno di loro non si rassegna al cambiamento, così é. Non si potrà infatti contare all’infinito sui fondi pubblici per tenere in piedi decotte attività private che da sole in piedi non ci stanno o sono già andate a catafascio.

Questa non é una storiella campata per aria ma é purtroppo una storia tutta valsassinese. Della serie: non ci sono ‘mica più’ gli imprenditori di una volta.

Lettera firmata

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