EDITORIALE/ONDATA DI FURTI IN VALLE, SICUREZZA “DEPENALIZZATA”?

L’ennesimo tentato furto a Primaluna, nella frazione di Barcone, è solo l’ultimo segnale di una situazione che sta diventando semplicemente insopportabile per tante famiglie della Valle. Una finestra rotta in via Monte Grappa, una casa rovistata in via Provinciale, l’ennesima segnalazione che si aggiunge a una scia di episodi sempre più fitta tra Centro Valle e Altopiano.

Negli ultimi mesi il copione si ripete con inquietante regolarità: si va dai colpi in serie tra Introbio, Vimogno e Primaluna, con vetri forati da piccoli trapani, ingressi rapidi e bottini fatti soprattutto di oro, contanti e gioielli, ai tentativi “andati a vuoto” solo perché in casa non c’era nulla di immediatamente prelevabile. In un’abitazione di Introbio si parla di oltre seimila euro in preziosi svaniti in pochi minuti, mentre altre famiglie hanno trovato porte e finestre danneggiate, cassetti aperti, tracce di una presenza estranea in quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro di tutti.

Lo stesso film si è già visto nell’ultimo anno tra Pasturo, Barzio, Cassina e Ballabio: ville e appartamenti presi di mira nel tardo pomeriggio, fra le 17:30 e le 18, quando cala il buio e gli abitanti sono ancora fuori casa o rientrano a scaglioni. In diversi casi si è trattato di incursioni respinte da allarmi o vicini allertati, ma in altri i ladri sono riusciti a entrare indisturbati, portando via ciò che trovavano, con danni economici e psicologici difficili da quantificare.

Quello che oggi fa davvero pensare è il contrasto tra la geografia della Valle e la percezione di chi ci abita: in un’area relativamente ristretta, operano ben due caserme dei Carabinieri per poco più di 16mila abitanti complessivi, eppure la sensazione di molti è di essere lasciati soli. Non è un giudizio sulle singole divise che girano sul territorio, ma sulla macchina complessiva della sicurezza e della giustizia, che ai cittadini appare lenta, ingolfata, spesso inefficace proprio sul fronte dei furti in abitazione.

Il messaggio che filtra, nei bar certo ma anche (e questo fa male) in certi uffici pubblici, è velenoso: il furto in casa viene percepito quasi come un reato “di serie B”, di fatto depenalizzato, con probabilità minime di recuperare quanto è stato sottratto. Chi subisce un colpo è costretto a fare la denuncia, a elencare ogni anello, orologio, banconota, nella quasi certezza di non rivederli mai più, mentre chi entra, scappa e magari torna a colpire altrove sa che, tra cavilli, carenze di organico e prescrizioni, il rischio concreto di pagare davvero è bassissimo.

Intanto, in Valle si moltiplicano le chat di quartiere, le telecamere private, i gruppi che si auto-organizzano per dare l’allarme, segno di una fiducia incrinata nei meccanismi istituzionali di prevenzione. È un fai-da-te della sicurezza che non può diventare la nuova normalità, né può sostituirsi a controlli capillari, indagini efficaci e pene percepite come realmente dissuasive. La Valsassina non può rassegnarsi all’idea che l’irruzione dei ladri in salotto o nella camera da letto, nel tardo pomeriggio o in piena sera, sia “solo” un prezzo da pagare alla contemporaneità. Qui non è in gioco soltanto qualche migliaio di euro in oro e contanti, ma il diritto elementare a sentirsi al sicuro a casa propria, senza dover vivere ogni rumore sulle scale o nel giardino come un potenziale allarme. E, aggiungiamo, nomi e cognomi della banda – che sembrerebbe basata in quel di Pasturo – circolano con insistenza un po’ ovunque.

Se oggi il quadro è questo, è il momento che chi ha responsabilità – dalla politica alla catena completa delle forze dell’ordine e della giustizia – smetta di limitarsi ai comunicati di circostanza e dia un segnale concreto, visibile, verificabile nel tempo. Perché tra Centro Valle e Altopiano (ma non solo) la pazienza dei cittadini, ormai, si è consumata almeno quanto la fiducia che il furto in casa sia davvero considerato, nei fatti, un reato da perseguire e non un inevitabile fastidio statistico.

VN