TALEGGIO/VERDELLINO (BG) – Proseguono serrate le indagini sull’omicidio di Hassan Matrid (in copertina), il 43enne egiziano trovato senza vita ai bordi della provinciale per Taleggio. Nella serata di giovedì 8 i carabinieri del Nucleo Investigativo di Bergamo, coordinati dalla pm Maria Esposito, hanno effettuato una lunga perquisizione nell’abitazione di Nouri Hedhili, 53 anni, di origini tunisine e residente a Verdellino, ritenuto il principale sospettato.
I militari, affiancati dalla Tenenza di Zingonia, hanno passato al setaccio la casa di via Galliano dove l’uomo vive con la moglie e le figlie. L’intervento, durato circa un’ora, è stato condotto anche con l’ausilio del luminol, alla ricerca di eventuali tracce utili a ricostruire quanto accaduto. Al momento, tuttavia, non sarebbero emersi elementi particolarmente rilevanti.
Alla perquisizione era presente anche uno dei difensori del 53enne, l’avvocato Simone Inno, insieme al collega Gianluca Paris. Nessuno dei due ha rilasciato dichiarazioni. L’abitazione è stata posta sotto sequestro nel pomeriggio, con gli avvisi affissi su porta e finestre.
La notizia ha scosso profondamente i residenti della zona, che descrivono Hedhili come una persona tranquilla ed educata. L’ipotesi che l’omicidio possa essere avvenuto tra quelle mura ha lasciato il quartiere sotto shock.
Nella stessa giornata, in carcere, Hedhili è comparso davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Il 53enne ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, mantenendo il silenzio sulle accuse. I suoi legali avevano chiesto la scarcerazione o una misura meno afflittiva che gli consentisse di lavorare, ma la pm Esposito ha insistito per la custodia cautelare in carcere.
Nel pomeriggio è arrivata la decisione del giudice: arresto convalidato.
Questa mattina, alle 11, all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il medico legale eseguirà l’autopsia sul corpo di Hassan Matrid. I difensori del 53enne hanno nominato una consulente di parte.
L’esame potrebbe fornire indicazioni cruciali: stabilire se le ferite alla testa – sul lato sinistro – siano compatibili con una caduta, come sostenuto in una delle versioni fornite da Hedhili, oppure se si tratti di colpi inferti durante un’aggressione. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti, una lite legata a screzi lavorativi o a questioni economiche.
Il quadro investigativo resta aperto. Gli inquirenti attendono gli esiti dell’autopsia per chiarire la dinamica della morte e verificare la compatibilità tra le lesioni e le dichiarazioni – spesso contraddittorie – rese dal 53enne prima di scegliere il silenzio.
Nel frattempo, la comunità di Verdellino resta turbata, mentre l’inchiesta prosegue per ricostruire le ultime ore di vita di Hassan Matrid e il possibile movente dell’omicidio.
RedCro
Foto di copertina da Bergamonews







