L’INTERVENTO/Caro libri scolastici, eterna diatriba di fine estate



E così anche questa estate 2010 si avvia verso la sua naturale conclusione, tra oziose previsioni sulla prossima vendemmia e tra le poco evidenziate stime sugli incendi che anche quest’anno hanno distrutto grandi aree boschive in diverse regioni italiane.

Mentre le varie anime della politica del “Belpaese” e dell’associazionismo nei vari settori, si preparano ad un autunno assai tempestoso e ricco di colpi di scena, le famiglie italiane,( si può ancora parlare di famiglia, vero?…) si preparano con stati d’animo facilmente comprensibili ai soliti aumenti tipici della stagione dell’uva e delle castagne, e quindi ai consueti e spesso incomprensibili “ritocchi” di qualche pubblica tariffa su servizi e forniture e a quell’autentico salasso economico oramai indefettibile, della spesa per i libri scolastici dei nostri ragazzi, speranza e futuro della società, come si diceva e pensava una volta.

Premettiamo che oggi diventa assai difficile distinguere tra scuola dell’obbligo e ordini scolastici facoltativi o di indirizzo squisitamente culturale; innanzi tutto perché il limite minimo d’età scolare e la necessità di formazione per accedere a qualunque studio universitario o a un’ attività lavorativa, sono motivi sufficienti per immaginare una frequenza minima, per ogni ragazza o ragazzo, di una scuola superiore di qualsivoglia indirizzo.

Ora, se come pare confermato, per uno studente del primo anno di una scuola superiore di tipo liceale, occorrono tra i 400 ( minimo) ed i 600 Euro per la dotazione di testi, strumenti e dizionari, ci sembra che siano assolutamente comprensibili le crescenti preoccupazioni delle famiglie e così pure il diffondersi di un malsano senso di demotivazione nei giovani, che, tra l’altro, non riescono a vedere o almeno ad immaginare qualche seria prospettiva per il loro futuro, al di là dei costi e dell’impegno profusi.

Insomma ce ne sarebbe abbastanza per fare suonare il campanello, non dell’ora d’ingresso a scuola, bensì quello di allerta se non di allarme sul problema economia per l’istruzione e la formazione.

E di sicuro non ha nessun senso dare la colpa a un’amministrazione piuttosto che ad un’altra, accusare le scelte di un governo piuttosto che quelle di altri, sta di fatto, in ogni caso, che sono anni da che la spesa media per ogni ragazzo inserito a scuola, aumenta senza freni e sovente senza serie ragioni; riteniamo che, argomenti e programmi a parte per qualche disciplina tecnica o scientifica, Cicerone e Senofonte non cambiano, Virgilio, Tacito ed Eschilo nemmeno, Dante e Petrarca sono sempre loro, Manzoni guai a cambiarlo, Carducci e D’Annunzio la stessa cosa… La Storia che si studia a scuola è ancora, per molte classi, quella di parecchi anni fa… Crediamo che nemmeno il teorema di Pitagora e la maggior parte della matematica scolastica stiano mutando con tanta rapidità… Forse qualche termine inglese o testo informatico necessitano di aggiornamenti, ma parliamo pur sempre di aggiornamenti, non di revisioni totali di materie!

Inoltre, ma non ultimo problema, ci sono non pochi docenti che intervengono in diversi momenti dell’anno scolastico, per fare acquistare ulteriori testi, romanzi o saggi, ad integrazione di quelli legati ai programmi curricolari o per supportare altri progetti in attuazione.

Allo stesso modo sono inaccettabili, riteniamo, le lagnanze di chi lamenta i costi eccessivi di diari, astucci o zaini delle diverse “griffes” di moda; questo ci sembra decisamente fuori luogo e fuori tema, viste anche le ampie possibilità di scelta esistenti; della serie, libera spesa in libero stato… ai prezzi di mercato.

Quelle precedenti, invece, appaiono ragioni necessarie e sufficienti perché le autorità ministeriali nei campi dell’istruzione e in quello economico, intervengano con fermezza e tempestività per modificare questa ignobile tendenza a spremere chi investe nella famiglia e nella crescita dei giovani, senza prospettare ed indicare strade e sbocchi degni di ogni tipo di scelta, sia essa classica, scientifica, artigianale, contabile o formativa in arti e mestieri in via d’estinzione.

Invitiamo quindi tutti quanti a partecipare in maniera attiva e costruttiva alla discussione e alla formulazione di proposte nella direzione unica e, pensiamo giusta e nobile, del sostegno positivo alle famiglie e ai nostri ragazzi, che nella stragrande maggioranza non sono né bulli né cattivi cittadini; a volte, così come i loro genitori, sono un tantino frustrati e magari pure frastornati per la gran confusione dilagante sulle vere priorità della vita e sui veri valori.

Luigi Gianola Bazzini

 

 




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