TRA AQUILE E LEONI RAMPANTII DUE VOLTI DEL FAGGIO DI MORTERONE



Il nome deriva probabilmente dal tardo latino "mortarium", che significa ‘acqua stagnante’; per altri prenderebbe origine dal termine, anch’esso latino,"mons", che si riferisce ai pascoli circostanti. Le prime notizie storiche, riguardanti il luogo, risalgono alla prima metà del ‘400, quando già vi abitavano le famiglie Invernizzi, Locatelli e Manzoni. Nel ‘600 fu venduta, insieme a Boazzo, Frasnida, Costa e altre ancora, al tesoriere dello Stato di Milano, Marcellino Airoldi. Dal XIV secolo molte delle famiglie locali si trasferirono a Lecco, centro che mantenne sempre vivi contatti con la popolazione locale e dal quale il borgo dipendeva, dal punto di vista sia amministrativo che ecclesiastico. 

È il secondo più piccolo comune italiano per popolazione dopo Pedesina. ll paese di Morterone pur essendo scarno di abitanti, vanta un alto numero di località. 

Il borgo difatti conta solo una dozzina di case poste in Morterone Centro, mentre sono moltissime le località  che compongono l’abitato che in passato era esteso in tutto il territorio con frazioni di maggiore e minore importanza; Olino, Medalunga, Frasnida e Zuccaro erano le frazioni principali che insieme al centro erano punto di riferimento per i Morteronesi fino alla prima metà del secolo scorso (a Olino esisteva una macelleria, in Centro e a Medalunga l’osteria e a Frasnida si faceva il mercato).

Le altre frazioni che comprendevano il paese erano quelle di: Bosco, Bruga Alta, Bruga Bassa, Bruga di Mezzo, Brughetta, Campetti, Cantello, Cappelletta, Carigone, Cascina Nuova, Castegna, Centro, Cornelli, Costa, Costa Bonetta, Costa dei Muli, Curolt, Due Orti, Foppa, Forbesett, Forcelletta, Fornaci, Fraccia, Fraccio, Gas, Lungo, Monte Cucco, Morsura, Muschiada, Poncione, Paser, Passo del Pallio, Piana, Piano di Costa, Piazzoli, Pizzo, Pradelli, Pradello, Pra Giacomo, Preacone, Selvano, Turegia, Val Boazzo. Numerose delle quali tutt’oggi restano disabitate o solo in parte frequentate.

Nello stemma comunale vengono ricordati l’alternanza delle stagioni ed i ritmi lenti e constanti della natura. La particolare metà del faggio in veste invernale può essere interpretata come un allusione al toponimo comunale "Morte-rone".

La metà ricca di foglie in veste estiva rappresenza vitalità ma anche generosità, sacrifico e contentezza d’animo che ben descivono gli abitanti del luogo.

 

Fonti: stemmario lecchese – italiapedia




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