30ENNE IL CICLISTA DELLA LECCO BALLABIO, USCITO QUASI INDENNE DAL FRONTALE



Come i più immaginavano, nonostante le illazioni della tarda serata, il ciclista coinvolto nell’incidente di ieri sulla ss36dir non è valsassinese, ma residente ad Ortona, (provincia di Chieti) in Abruzzo. La sua quindi potrebbe essere una fatale svista. E’ vero come rilevato da molti lettori nella nostra pagina facebook (in preparazione un articolo) che è una vera follia prendere quell’arteria, peraltro vietata al genere di mezzo. Altrettanto vero è che quando saliamo sulle due ruote in tanti diventiamo poco accorti al pericolo rappresentato dai mezzi veloci, finendo per creare rischi per sé e per gli altri.
Nel caso del giovane meno che trentenne, imbrogliato e poi miracolato dal destino, potrebbero esserci delle attenuanti ad esempio la difficoltà di lettura nella segnaletica. Le sottoponiamo al giudizio dei lettori.

Davanti un errore così clamoroso ci si pone delle domande. Se è entrato apposta è quasi un delinquente, ma se avesse sbagliato? All’altezza di ciclista la visibilità è identica a quella di un automobilista? E in più per uno non del posto, che deve capire in frazioni di secondo dove andare, i cartelli sono o meno chiari e lampanti?

A giudicare dalle foto tratte da google map (qui sotto) non ci dovrebbero essere dubbi. Il divieto è grande così, non si scappa.

Sulla strada da prendere per raggiungere Lecco, invece, è tutto un altro paio di maniche. Non vi è indicato da nessuna parte la via vecchia, quella del Gerenzone che passa per Laorca, insomma quella permessa ai ciclisti. In più c’è un affollamento di indicazioni nel giro di poco spazio o si guarda a destra oppure a sinistra.

All’imbocco della galleria passo del Lupo da Ballabio, il cartello ‘Lecco’ si trova a sinistra, come pure evidenti l’avviso del passaggio pedonale e il divieto di transito per i mezzi con materiali esplosivi però a destra. Il cartello pur grande di inaccessibilità ai pedoni, animali e biciclette arriva dopo ed è discretamente attaccato ai precedenti. Inoltre non è mai anticipato nei duecento metri prima dell’area vietata.

A volte stanchezza e informazioni contrastanti possono essere un cocktail micidiale, creano confusione. Ci sono studi e studi su come quello che vediamo spesso non è oggettivo, perché la nostra attività celebrale ricostruisce immagini quando le informazionhttp://www.valsassinanews.com/image/original/12870.jpgi diventano critiche. Insomma se non è chiaro ce lo inventiamo.
E’ normale e pure salutare altrimenti ad esempio saremmo costretti a vedere costantemente il buco in cui il nervo ottico si aggancia alla retina, perchè lì non ci sono sensori di luce. Eppure non lo percepiamo affatto, ci pensano i nostri neuroni a coprire il vuoto, rimpiendolo fittiziamente. Un problema notissimo, a cui ad esempio fanno attenzione i piloti di aerei che con una plancia colma di segnali da controllare devono riconoscere simili scherzi della mente.

Al trentenne di Ortona è andata bene. Anche all’autista dell’Audi in salita, i due infatti si sono scontrati in un quasi frontale, ma senza conseguenze drammatiche. Non è dato di sapere in quale punto esatto sia avventuo il contatto, forse l’auto ha invaso la corsia del ciclista. Insomma qualche contusione alla parte sinistra e niente più. Secondo un testimone l’Audi qualche metro prima sopassava le auto in salita: "La macchina mi aveva appena sorpassato e le ero appena dietro e li uno normale non sorpassa".
Trovare la responsabilità dell’accaduto adesso spetta agli esperti, ma forse sarebbe da ricercare anche più lontano dai due protagonisti di questa storia.

Chissà in quanti di noi si sono trovati in una situazione paragonabile o simile in zone non conosciute mentre si era alla ricerca d’indicazioni stradali?

 


 




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