QUELLA STRADA INCREDIBILMENTE SENZA ATTRAVERSAMENTI PEDONALI, TRA LE CAUSE DELLA MORTE DELL’INTROBIESE FULVIO MOTTA



INTROBIO – Crudo, crudele quel modo di dire che ieri e oggi è tornato in voga, a Introbio e non solo qui: “Ma ci deve sempre scappare il morto, per…?“. Il morto c’è scappato, purtroppo. Uno che a quasi 80 anni ha avuto il grave “torto” di fare una salutare passeggiata e poi rientrare a casa per mezzogiorno, attraversando il lungo rettilineo di quella che viene definita tangenziale” di Introbio. Che di tangenziale ha ben poco, se non la velocità alla quale tanti, troppi guidatori di auto e camion la percorrono. Altro aspetto in comune con quel genere di strade, l‘assenza di strisce pedonali.

Avete mai visto un attraversamento su autostrade, bretelle o appunto tangenziali? No, certo. Ma qui siamo a Introbio e la via è una Provinciale, con tanto di basso limite orario e molte case a poca distanza. Compresa quella dello sfortunato ragionier Fulvio Motta, il “colpevole” di aver oltrepassato quel nastro asfaltato per tornare dalla ciclabile alla sua abitazione. Ed è stato falciato da un’auto e sbattuto a metri e metri più in là, morendo poco dopo malgrado – come si usa dire in questi tristi casi – il prodigarsi dei soccorritori.

Ora, è fin troppo semplice scrivere i consueti pistolotti post mortem e tirare fuori le presunte responsabilità, le chiamate di correo per chi da anni e anni non è riuscito a far tracciare quelle benedette strisce bianche o, meglio ancora, a posizionare dei rallentatori, un semaforo più o meno a chiamata, qualunque cosa possa servire a rallentare i veicoli o comunque a migliorare l’attenzione dei conducenti e garantire la sicurezza dei pedoni.

Facile dirlo, meno farlo. È il tema centrale delle discussioni successive alla tragedia stradale di venerdì, ma guai a pensare che la questione sia cirscoscritta a quel punto dove ieri ha perso la vita il pensionato, investito da una 500X.

Tanti a Introbio fanno notare che oltre alla questione del lungo rettilineo ce n’è un’altra, a poca distanza e sulla stessa SP62 “della Valsassina”.

E qui, all’altezza della via che conduce al presidio sanitario di Sceregalli, il numero di passanti è molto più elevato che nel tratto dell’incidente di ieri.

Per andare alla sede dell’ATS per esami carte e quant’altro (parliamo prevalentemente di utenza “anziana”), moltissimi preferiscono farsi portare in macchina piuttosto che attraversare la strada. Hanno paura e a volte rinunciano del tutto a recarsi nei vicini uffici e ambulatori, proprio per non rischiare la vita. E dire che in questo caso il passaggio pedonale c’è ed è pure ben indicato. Ma non basta.

Quindi, se già dove il passaggio pedonale esiste si sono verificati altri incidenti e comunque la gente ha timore a camminate sulle strisce, figuriamoci dove la sicurezza è proprio pari a zero (sul famoso, ora famigerato rettilineo).

Pistolotto non doveva essere ma pistolotto è diventato; allora perdonerete l’inevitabile moralina finale – pure un po’ demagogica, ma tanto tanto realista: care cosiddette autorità preposte, cari amministratori di Comune e Provincia, cosa aspettate a intervenire in modo serio e definitivo?
Che ci scappi un (altro) morto?

VN

 




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