TALEGGIO, CRESCE L’IPOTESI CADUTA: FERMATO VERSO LA SCARCERAZIONE

BERGAMO – Nuova svolta nel giallo della Val Taleggio, dove il corpo di Hassan Matried (a destra) 43 anni, egiziano, era stato trovato abbandonato lungo la strada alcuni giorni fa. Alla luce delle risultanze dell’autopsia, la Procura ha chiesto la revoca della misura cautelare per Nouri Hedhili (in copertina) 52 anni, tunisino, incensurato, finito in carcere per la morte del lavoratore, ritenendo sempre più plausibile l’ipotesi di una caduta accidentale dal tetto rispetto a quella di un omicidio volontario.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti medico-legali eseguiti all’ospedale bergamasco Papa Giovanni XXIII, le fratture e i traumi riscontrati sul corpo della vittima – in particolare al capo e a un fianco – risultano compatibili con una caduta dall’alto, da un’altezza stimata in sette-otto metri, dal tetto dell’abitazione di Hedhili a Verdellino, dove erano in corso lavori di ristrutturazione. Una dinamica che si intreccia con l’ultima versione fornita dall’indagato, secondo cui Matried si trovava nel sottotetto, sarebbe salito sul tetto per alcuni lavoretti e da lì sarebbe precipitato, riportando ferite gravissime.

Il Pubblico Ministero Maria Esposito ha disposto un interrogatorio d’urgenza, nel corso del quale Hedhili ha confermato la ricostruzione, dopo una sequenza iniziale di racconti contraddittori giudicati “plurimi, antitetici e inverosimili” dal gip. In un primo momento l’uomo aveva detto di non sapere nulla, poi aveva parlato di un malore improvviso in un parcheggio e solo in un secondo momento aveva fatto riferimento alla caduta dal tetto, mentre la presenza del suo furgone in Val Taleggio era stata giustificata con la consegna di generi alimentari a una famiglia bisognosa.

Le verifiche dei carabinieri del Nucleo investigativo sull’abitazione di Verdellino, anche con l’ausilio di droni, hanno documentato la presenza di lavori in corso e segni di interventi sul tetto, elementi ritenuti coerenti con la versione del cantiere domestico nel quale sarebbe avvenuto l’incidente. Nella casa, posta sotto sequestro, sarebbero state individuate anche piccole tracce di sangue, mentre restano da chiarire alcuni punti della dinamica e la successione esatta degli spostamenti dell’indagato dopo la caduta.

A pesare sul quadro iniziale erano stati l’occultamento del corpo, trasportato per decine di chilometri e abbandonato in una piazzola della Val Taleggio, e la sparizione del cellulare della vittima, poi recuperato in un tombino a Verdellino. Comportamenti che avevano portato alla convalida del fermo e alla custodia cautelare in carcere, ma che Hedhili – descritto dai suoi legali come provato e spaventato – ha attribuito al panico, al timore di conseguenze per presunti lavori in nero e alla paura di coinvolgere la propria famiglia.

Gli avvocati difensori Simone Inno e Gianluca Paris hanno presentato istanza di scarcerazione, in linea con la richiesta avanzata dalla stessa Procura, mentre le indagini proseguono per sciogliere le zone grigie ancora aperte sulla vicenda. Gli inquirenti puntano ora a completare il quadro con ulteriori accertamenti tecnici e testimoniali, per verificare fino in fondo la compatibilità tra la scena ricostruita dall’indagato, i dati medico-legali e le tracce rilevate tra Verdellino e la Val Taleggio.

RedCro